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21 January 2011

Images of the Group Discussion

Ecco alcune foto dell’ultima condivisione fatta in gruppi per la verifica del corso TA2160 oggi, 21 gennaio.

Here are some candid shots of the last meeting of our class TA2160, which took place this morning. The discussion centered on the learnings of the semester in terms of content and process.


Gruppo India/Sri Lanka - di Lingua Inglese: English-speaking group from India/Sri Lanka includes, in the back, Srimal Gajasinhage Silva; in the circle, left to right: Lijo Vadakken, Patrick Alexander, Varghese Pallipuram and Augustine Toppo.


Gruppo Polacco: Polish Group, which includes men who have worked only in Poland and others who have done missionary work in Madagascar and Western Europe. Here the group works on a poster for their presentation to the whole class. Clockwise from top: Lukaz Buczek, Tomasz Hawrylewicz, Tomasz Lukaszuk, Lukaz Nawrat (for obvious reasons this is also called the group of the two Thomases and the two Lukes).


Gruppo Hispano-Portoghese: The Spanish/Portuguese-Speaking Group, including men from Portugal and Latin America. The group included (starting at 7 o'clock on the bottom with keyboard) Juan Carlos Villarreal Riano, (and moving clockwise) Aurelio Aparecido Miranda, Marialdo de Assis da Cruz, Francisco Manuel Costa, José Isidro Tarazona Duarte.

Here is another look at Gruppo Hispano-Portoghese as they prepare their presentation for the class. Yes, the fleece says Miami, but nobody in the group is from Miami. It is just a very cool shirt, right, Juan Carlos? 

Gruppo Asiatico-Ungherese: The Asian-Hungarian group began immediately to put their ideas on paper. All members of the group were present for the evaluation class (from left to right): Gabor Hartai (from Hungary), Petrus Dori (Indonesia), Petra Jinok Lee and Marco Jin-Won Choi (South Korea).


Gruppo Africa/Asia/MedioOriente: The African Mid-East & Asian Group alternated between English and Italian during their group sharing, each one producing a page of reflections for the session. Of course, this group has been very “hands-on” in all their work this semester!

 Members of the African Mid-East & Asian Group included: Joe Baru Uri, Joseph Kachelewa, Hedwing Musanga Ataku, Hani Polus Yono Al-Jameel, and Sabitha Stephen.


A common thread in all the discussions of this group this semester has been the religiosity of the culture and new awareness among the young of a materialistic, success-oriented, individualized value-system that is picked up through the media. Even though the group comes from a vast expanse across Asia and Africa, the realities of the young vis-a-vis a more religious, traditional elder generation seem to be rather similar in the Middle East, Kenya, Zambia, and southern India.


Gruppo Latinoamericano: Durante la discusión en la clase de hoy, el grupo de habla española examinó ciertas cuestiones de los jóvenes en un mundo que está cambiando.

Este grupo latinoamericano incluye a las siguientes personas: Maias Javier Bentos, César Florentino Quinde Calderón, César Omar Oberto Nava, Ana Delia Magallanes Toribio.


Gruppo di Lingua Italiana: The Italian-Speaking Group has always been international, including members from Italy, Romania, the Ukraine and Vietnam. It has been the largest group and the only one to include married persons. Another variant from other groups is that the members of this group included Eastern-rite Catholics and was the only group in the class to include native Italian speakers. Furthermore, all the non-Italians in the group came to Italy at a young age so that they all have greater facility with the language than do other members of the class.


Facility of expression has been balanced with the issues that face these members more than the others of secularization in a post-modern, post-Communist, post-Christian world. Yet the group has remained undaunted. They have wrestled with every question intensely and enthusiastically.


The group includes Bogdan Baies, Emanuele Balestra (picture above putting the discussion on butcher paper), Luigi Bertiè, Liubomyr Gladiuk, Alessio Massimi, Rita Mazzieri, Pietro Tran-Anh-Tu.

This is the first account of the group work today. In a future blog we will look at the content of the group discussion and evaluation of the course content.

15 December 2010

La necessità di un accompagnamento più specifico e prolungato

Intermezzo
15 dicembre 2010
Gruppo Portogallo/America Latina:
Aurelio Miranda. Brasile
Francisco Costa. Portogallo
José Isidro Tarazona Duarte. Colombia
Marialdo De Assis da Cruz. Brasile
Juan Carlos Villarreal R. Colombia

La genesi dell’atteggiamento di fede

Il nostro gruppo ha avuto una partecipativa condivisione sul capitolo intermezzo. Il punto iniziale è stato l’aspetto dell’antropologia presentata dall’autore nel libro, cioè, che l’uomo non nasce religioso, ma si costruisce e può diventare religioso, quindi anche la fede è nella caratteristica del divenire dell’uomo.  Da questa coscienza che l’uomo non nasce religioso e molto meno cristiano, ma lo diventa con l’esperienza e l’educazione ricevuta dai genitori, famigliari, educatori e ecc; sorgono le domande:

  • Come collegare l’insegnamento religioso con le altre esperienze di fede che i movimenti e gruppi apostolici sviluppano quotidianamente? 
  • Come riuscire a svolgere un insegnamento religioso, dove i valori etici, la tradizione, i processi antropologici religiosi siano approfonditi e allo stesso tempo, si lasci una porta aperta per invitare all’esperienza di Dono e Gratuità che comporta la fede vissuta in comunità? 
  • Nel nostro lavoro educativo, indirizziamo le nostre forze ad aiutare i giovani a un’adesione di fede o ci preoccupiamo solo a farli fare esperienze, lasciando a loro la libertà di decidere sulla necessità o meno di un’adesione di fede perché sia un vero cristiano?


Sappiamo che l’adesione di fede viene dal fatto di credere e di essere libero per scegliere. Se fosse il contrario, non sarebbe una vera adesione ma una sottomissione alla fede, cosa che ormai e grazia a Dio non è accettabile. Allora la domanda calata nel gruppo è: Come spingere i giovani ad avere un’esperienza veramente cristiana, uscendo dalle forme di religiosità naturale? Certamente non abbiamo avuto tante risposte, forse per il fatto di essere entrati in un campo minato, perché non è possibile spingere all’esperienza senza approfondirle e senza ogni giorno interpellare nuovi giovani perché essi siano toccati dalla realtà cristiana che non è effimera e nemmeno alla moda de momento. Quindi affermiamo la necessità di un accompagnamento più specifico e prolungato che porti i giovani a fare esperienza del sacro, a un impegno etico, a cercare un senso alla propria esistenza, a offrire loro Gesù come modello e senso della propria vita e ad annunciare i misteri cristiani che avvolte è palesemente dimenticato.

Così, invitare i giovani a fare questo cammino è anche saper da loro cosa pensano a riguardo, allora le domande seguenti si fanno necessarie per capire cosa hanno in testa per poi proporre un intervento.

  • Davanti alle persone cristiane che conosci, diverse come sono, quali valori etici pensi ti attirano per la sua esperienza di vita? Perché? 
  • Quali valori credi che manchi per approfondire e fare più vicino alla tua esperienza di fede cristiana? 
  • Nel lavoro con i giovani è anche importante capire come loro si vedono, ma anche come si vedono in confronto con gli altri e per aiutare a chiarificare l’esperienza di fede è anche necessario sapere come si trova davanti a Dio, così la domanda: Come mi percepisco davanti a Dio? 


Quale aggettivo userei per nominare il mio rapporto con Dio? Si fa importante proprio per capire non soltanto chi il giovane pensa di essere ma chi lui creda di essere per Dio e quale il rapporto che lui stesso è capace di istaurare con Dio. Infatti, qui possono nascere un grande rapporto di amicizia con Dio o anche il rifiuto e indifferenza. Certamente una persona non vuole stare vicina all’altra alla quale non sente l’amore e la vicinanza e molto meno con la persona che è prepotente e arrogante. Così se un fedele ha una relazione Padrone-schiavo/superiore-suddito con Dio, questo rapporto durerà fino al momento di una scoperta migliore o cadrà nell’indifferenza. Invece se il fedele ha un rapporto con Dio come Amore-amato/Amico-amico/Redentore-redento, le scoperte della vita porteranno a un confronto come due amici che si raccontano le cose della vita e quindi approfondirà di più l’amicizia. Forse tutto questo è un po’ astratto, ma sicuramente c’è il suo pizzico di verità.

Per terminare, ci ha colpito molto questo capitolo intermezzo perché l’autore da le risposte alla metà, forse tocca a noi ogni giorno con lo sviluppo della società dove lavoriamo e anche con il cambiamento del mondo giovanile, rispondere alla nostra maniera avendo come basi le parole di questo testo.

Segretario: Aurelio Miranda
Foto: Juan Carlos Villarreal

01 December 2010

Annuncio, impegno, servizio, interiorità, preghiera, celebrazione

MODELLI, ESPERIENZE FONDATRICE E STRUMENTI DI CRESCITA PER LA SPIRITUALITÀ GIOVANILE.
1 dicembre 2010

Gruppo Portogallo/America Latina:
Aurelio Miranda. Brasile
Francisco Costa. Portogallo
José Isidro Tarazona Duarte. Colombia
Marialdo De Assis da Cruz. Brasile
Juan Carlos Villarreal R. Colombia


Il gruppo sottolineo lo interessante di questo capitolo, poi ognuno presento una breve riflessione a partire della propria realtà ed esperienze nella vita pastorale integrando  le domande per i giovani e per gl’adulti. Di seguito alcuni punti interessanti della riflessione:

I giovani d’oggi cercano sicurezze che li permetti di trovare la loro identità, però nel contesto ce una ambiente in cui no solo i giovani ma anche gl’adulti vivono un certa paura: paura degl’altri, del mondo, del loro futuro, degl’adulti e anche dei propri genitori questo influisce a chiudersi in se stessi e il suo agire, alcune volte, viene spinto della paura. Per esempio, il non dire la verità ai genitori quando vivono una esperienza che per loro è importante ma pensano che per i genitori diventa un problema, ecc. Forse noi non diamo sufficiente sicurezza e speranza ai giovani.

  • Qui viene una delle domande: che cosa, quale o chi mi mette nel mio agio e mi dona sicurezza per parlare ed essere me stesso? I giovani vogliono essere accolti così come sono o non come coloro che devono essere.
Nella prospettiva dei giovani europei tanti giovani manifestano essere cristiani ma non sanno come essere cristiani, nel mondo della scuola i giovani hanno vergogna o paura d’essere cristiani, come si vede, questo può essere uno specchio del essere cristiano nella società.

  • Allora come promuovere una fede vissuta in tutti luoghi?
Sulla nuove esperienze di spiritualità:

  • Queste esperienze possono aiutare a crescere, a maturare e dare identità ai giovani ma quali modelli sono presenti oggi e più? 
  • Bisogna accompagnare questi esperienze, fare esperienze ed accompagnare ai giovani nei gruppi perche non diventino chiusi ma che possano diventare missionari degl’altri giovani.

Siamo in una cultura che spinge a vivere sempre di più la fede, la religiosità, la spiritualità di maniera privata. Ma in un contesto dove ce la persecuzione, le difficoltà i cristiani e i giovani cristiani sono più decisi di identificarsi, di vivere e testimoniare la loro fede anche si questo diventa rischioso per la propria vita ( esempio nel medio oriente, e altri posti) cèra una replica a questa affermazione dicendo che in questi luoghi forse cè una identità umana, culturale più forte o più marcata.


È importante che nelle comunità parrocchiale sia una attenzione a dare importanza ai progetti pastorale che includano itinerari spirituale o meglio che la spiritualità sia trasversale nel agire pastorale specialmente con i giovani facendo cammino con loro essere peregrini soprattutto nel periodo più decisivo per la crescita umana, cristiana.

Nella prospettiva latinoamericana si diceva che cresce sempre di più l’abisso tra generazione e ancora di più in questo tempo de velocità dei cambiamenti di tutti tipi. Tante volte si cerca partire d’un dialogo a partire della mentalità degl’adulti, vogliamo che i giovani diventino come noi pensiamo che è giusto, facendo come noi abbiamo vissuto. In una società pluralista come fare quel dialogo tra le diversi generazione per aiutare a fare esperienze, che permettano vivere la spiritualità cristiana.

Due domande si sono messe per i giovani:

  • Quale espressione religiose, che trovi nel tuo intorno pensi che non ti permettono di identificarsi con la chiesa e la esperienza di fede? 
  • Poi per i giovani che vivono un cammino di fede come animatori degl’altri: che cosa manca alla tua comunità cristiana per accompagnare i giovani nello scoprire la spiritualità cristiana?

Abbiamo parlato della importanza del accompagnamento ai giovani ma prima di tutto di andare incontro ai giovani e accogliere cosi come sono, camminare con loro, diventare pellegrini insieme, cercando di fare esperienze insieme. Forse nel cammino della spiritualità la chiesa o meglio noi animatori o parrocchia si sottolinea solo in alcuni elementi che pensiamo che deve essere per tutti uguale e non riusciamo a fare esperienze profonda. Siamo in un mondo pluralista e dobbiamo anche tenere conto di questa chiave di interpretazione per la vita pastorale ed spirituale. Nel capitolo si metteva in luce alcune elementi: l’annuncio del messaggio, impegno e servizio, interiorità, meditazione e preghiera, liturgia e celebrazione, luoghi.

  • In questo senso viene posta la domanda cosa li offriamo ai giovani oggi? 
  • Andiamo al incontro dei giovani? 
  • Come accompagnare ai giovani nella loro vita di ricerca d’identità, spiritualità, di aspettative, di paure e di partecipazione nella vita concreta nei luoghi concreti?


∞ José Isidro
Foto: Marialdo (giovani di São Paulo); Joe (TA2160 1 dic 2010)

30 November 2010

Processi di passaggio

Spiritualità come cammino di fede integrata: Approccio genetico-psicologico
24 novembre 2010

Gruppo Portogallo/America Latina:
Aurelio Miranda - Brasile
Francisco Costa - Portogallo
José Isidro Tarazona Duarte - Colombia
Marialdo De Assis da Cruz - Brasile
Juan Carlos Villarreal Riaño - Colombia


In un primo momento il nostro gruppo ha cominciato per condividere in poche parole il contenuto del capitolo. Abbiamo sottolineato:
  • La giovinezza è “gravida di promesse e disillusione, fedeltà infrante o continuamente ricostruite”.
  • L’età giovanile col suo contenuto di separazione e di unificazione, di destrutturazione e di appropriazione di funzioni e capacità nuove fiorisce all'interno di un processo segnato della crisi vitale d’identità, del desiderio di relazione e apertura affettiva e della ricerca di senso.
  • La spiritualità come cammino di fede integrata esige una iniziazione appropriata sul valore della vita, sulla centralità di Cristo e l'appartenenza alla comunità.



In un secondo momento abbiamo fatto la condivisione a partire di un paradosso: Quanto più il giovane si sviluppa in tutte le dimensione come persona, sembra che la dimensione religiosa si va svanendo fino a scomparire. E questo risultato di un normale sviluppo antropologico o mancanza di “qualcosa” nel processo di crescita?  Presentiamo un riassunto della condivisione:
  • Un primo approccio può essere trovato nel processo di passaggio che segna questa fasi della vita: necessità di affermazione personale, necessità di distacco, affermazione personale, interiorizzazione dei valori a portare per tutta la vita, Oltre le normali manifestazioni di rifiuto e di autonomia propria della costruzione dell’identità personale, troviamo che ha un'influenza fondamentale in questo processo l’educazione. L’ignoranza o la semplici informazione non rende la persona capace di essere testimone di qualsiasi valore.
  • Oggi, c’è una certa disillusione e diffidenza riguardo all'istituzionale: chiesa, famiglia, scuola. Il compito dei educatori a volte non sta all’altura delle aspettative desiderate.
  • Lo smarrimento dello religioso è dovuta anche a una cultura che si crede onnipotente e autonoma. La necessità di fare parte di un gruppo, di essere accettato in un circolo comporta molte volte una nascosta rinuncia ai valori della fede o la paura  di essere catalogato.
  • L’idea di Dio cambia con l’esperienza e il vissuto di ogni persona. Il compito dell'educatore della fede è testimoniare e presentare un Dio amico, vicino, e la gioia di condividere la fede con gli altri. La comunità che vive la fede costituisce un punto di riferimento e un interrogativo a quelli che cercano un senso della vita al di là dello materiale.

Testo di Francisco Costa
Le foto: I giovani di Ceccano, di Marialdo De Assis da Cruz




24 November 2010

Identità, tradizioni, costumi

SPIRITUALITÀ COME CAMMINO DI FEDE INTEGRATA:
APPROCCIO GENETICO- PSICOLOGICO
24 novembre 2010

Riflessioni di suor Ana Magallanes


I Giovani dell’America Latina

Latinoamerica ha vissuto da parecchio tempo, il fenomeno dell’emigrazione dei popoli verso altre paesi in ricerca di beni economici, sociali e famigliari.

Messico conta con 112 milioni di abitanti. Il 30% della popolazione e giovani, considerando l’età di 15-29 anni. Della quale ogni anno si registra un 7.4% di emigrazione giovanile, uomini e donne, concentrate la gran maggioranza negli Stati Uniti d’America [cfr. INSTITUTO NACIONAL DE ESTADISTICA Y GEOGRAFIA, Los jovenes en el Estado de Mexico (Aguascalientes: 2009, 11-24)]. Questi giovani portano con sé, un cumulo d’illusioni, speranze e sfide, cercano il “SOGNO AMERICANO”, lasciando cultura, popolo, famiglia, amici, i quali fin ora sono stati le sue fondamenta. Lottano per avere un’identità, uno “status” sociale migliore.

Questi giovani che stano, appena esperimentando i cambiamenti propri dell’età, riscoprendo la sua identità, le sue capacità, valori e interessi, passano dall’adolescenza all’età adulta. Giusto in questa tappa di profondi e significativi cambiamenti y giovani si trovano davanti a una nuova cultura, nuove tradizioni, persone, e lavoro ma, soprattutto a un mondo incerto, perché di solito quelli che emigrano dei nostri paesi, sono quelli che non hanno l’opportunità di un lavoro stabile, di una professione, e incrociano le frontiere in maniera illegale, perdendo a volte la sua libertà.


Partono con la speranza di tornare al suo paese d’origine ma, più della metà non torna mai più. E tanti di questi giovani invece di rafforzare la sua identità, tradizioni, costumi e religione, gli perdono. Perché, devono in una forma o un’altra adattarsi alla nuova società, dove non hanno un posto e identità specifica. Giovani che sono cresciuti in una famiglia stessa, in ambiente di unità, di solidarietà e di Chiesa, oggi con facilità cambiano le sue credenze e si accostano a qualsiasi chiesa e organizzazione che gli offra stabilità, perché la sua fede e debole, crede in Dio, ma in un Dio misericordioso e Onnipotente, lontano e giustiziere a chi li devo dare prima per poi ricevere o chiedere qualche cosa.

A questi giovani gli domando:
  • La religione che ti hanno insegnato tuoi genitori, nonni o comunità ha coerenza con la vita attuale? che posto occupa Cristo nella tua vita?, ti senti identificato con il Cristo amico, vicino, misericordioso e protettore che ti sta sempre accanto?
Agli adulti li domando:
  • La relazione che avevi da bambino, adolescente, e giovani con Dio, ha cambiato? Ti sei preoccupato per crescere in tuoi rapporti con Lui? Fai presente Cristo nei posti, dove abiti, lavori, frequenti? la tua fede è ambivalente? Pensi che a Dio dobbiamo prima offrirli per ricevere poi suoi benefici?
∞ Ana Magallanes
Foto: Pastorale vocazionale, Puebla: 5 ottobre 2009 ©ANS; Frontiera Messico/USA a Otai (Joe Boenzi, 11 settembre 2010).

11 November 2010

Los canales de trasimisión de la fe se

Los jóvenes y la religión popular en el contexto socio-cultural de Europa
10 de noviembre 2010

Grupo de lengua española: 
Ana Magallanes, César Oberto
César Quinde, Matías Bentos


Al grupo de jóvenes le preguntamos:

Hoy en tantas parroquias, los jovenes participan solo porque determinada actividad les llama la atención o porque “sienten que tienen que hacerlo” y muy raras veces sienten que pertecen a un grupo religioso cristiano, de hecho muchos son capaces de participar de un grupo de parroquia y al mismo tiempo de un grupo no-cristiano, el valor del cristiano lo han perdido, a ellos le preguntamos:

  • Cuales son los valores que la Iglesia te puede ofrecer como un contributo a tu crecimiento como persona? Por qué crees que los jóvenes se sienten atraídos más por otra asociaciones que siendo no cristianas luchan por un valor, por la vida y que llaman al joven a un compromiso etico?


Al grupo de adultos, educadores, catequistas le preguntamos:

En el contexto socio-cultural europeo y talvez no solo, los canales de trasimisión de la fe se han ido perdiendo, por ejemplo en la familia ya no se habla de religión, fe, etc. En el grupo se llegò a una conclusión de que se debería comenzar por los padres un trabajo de reincersión a la parroquia, y en especial a los temas que se han ido perdiendo, por esta razón preguntamos:

  • Cómo trabajar para que en la familia se vuelvan a tocar los temas, valores que se han ido perdiendo? 
  • Cuales metodos utilizar para que los padre también se sientan responsables de la formación de sus hijos y para que participen activamente de un movimiento parroquial, sientan la parroquia como propia y no como un lugar donde dejar los hijos?


El secretario del grupo: Matías Bentos
Fotos: Joe Boenzi

13 October 2010

I nostri giovani sotto vari aspetti

LA SPIRITUALITÀ GIOVANILE E I NOSTRI GIOVANI
13 ottobre 2010

Contributo di 
Juan Carlos Jairo Villarreal Riaño


I NOSTRI GIOVANI:

1. Ma di quale contesto?

Il contesto il quale ho a bastanza conoscenza è l'educativo Colombiano. Appartengo a una comunità religiosa con un carisma educativo, che lavora principalmente nelle città. I giovani con cui ho lavorato appartengono a un livello socioeconomico medio. Loro hanno a una accesso be sia educazione privata o pubblica, con carattere cattolico, dove i valori etici garantiscono per sè una alta qualità, per i modelli amministrativi. Di solito sono giovani che stano alla ricerca di opportunità di studio superiore nell'università. Hanno una età tra i 12 e 16 anni.

2. La famiglia: Quali son le condizioni che favoriscono la partecipazione?

I giovani Colombiani di strato medio, hanno un modello di famiglia mono nucleare in un 60 %, dove c'è la presenza dei due genitori. Tra l'altro 30 % ci sono quelli che sono figli di genitori divorziati, che abitano con uno dei due. E' a bastanza comune la permanenza con la mamma. Il 10 % sono di famiglie ricomposte.


3. La preghiera quali sono le condizioni  che favoriscono la partecipazione?

Di solito ho trovato alcune condizioni.

• Giovani che trovano la esperienza religiosa a traverso del  servizio per il più bisognoso.
• Giovani che attraverso l'esperienza di gruppo-comunità trovano nella preghiera, la carità e liturgia una fonte di vita.
• Le donne hanno una speciale capacità di accoglienza delle esperienze che implica uscire da se e accettare a quelli che ci sono diversi.
• Giovani che nella misura di potere condividere la vita approfondita, specialmente i suoi problemi, trovano il bisogno del  incontro con Dio.
• Giovani che cercano risposte mature alle sue domande, davanti alla vita, la chiesa e la giustizia. Sia attraverso un conservatorio o attraverso una testimonianza.
• L'ambito comunitario, come ambito di famiglia, donna le risorse incalcolabile per fare l'affidamento della fede matura.

4. La partecipazione nelle attività di solidarietà – Facile o difficile?

La pastorale giovanile Marista in Colombia ha fatto un scelta. Partire dalle necessità dei giovani, e tra loro, hanno bisogno dell'altro, del gruppo. Gli adolescenti non si capiscono isolati. Qualsiasi proposta implica passare per il dialogo, il confronto, per essere riconosciuti e attraverso de questo riconoscersi bisognosi di un totalmente altro, Dio.

Per questo motivo,  i movimenti riescono attirare i giovani nella misura che stano in sintonia con  i loro bisogni. E` specialmente difficile con quelli giovani che arrivano a 16 anni, e sono catturati da una offerta così ampia, dove la fede perde lo spazio permanenza. Quando hanno un processo che tocca lo profondo di loro è più facile accompagnarli in questa tapa, che è di transizione verso il mondo adulto,a volte troppo veloce.


5. La vocazione: Quanto è vitale la ricerca del senso nella vita, il discernimento – ma concretamente nella mentalità dei nostri giovani?

La società Colombiana soffre come tutta società della seconda modernità una grave perdita di senso, dove il peso cade soltanto sull'individuo, facendo possibile, l'egolatria o il vissuto del fracasso. La violenza e l'aggressività sono due delle uscite che molti trovano ma a sua volta impoveriscono il sonno di un mondo più umano e giusto.

Per ciò la ricerca di essere accompagnati per un adulto che possa ascoltare e accogliere le sue richieste, è una risorsa che apprezzano molto. La difficoltà radica nella capacità del adulto di accettare e capire come funziona il suo pensiero, senza giudicarlo. Il giovane Colombiano escapa di qualsiasi forma di controllo che non li permetta costruire le loro identità

Testo e foto di Juan Carlos Jairo Villarreal Riaño