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21 January 2011

Images of the Group Discussion

Ecco alcune foto dell’ultima condivisione fatta in gruppi per la verifica del corso TA2160 oggi, 21 gennaio.

Here are some candid shots of the last meeting of our class TA2160, which took place this morning. The discussion centered on the learnings of the semester in terms of content and process.


Gruppo India/Sri Lanka - di Lingua Inglese: English-speaking group from India/Sri Lanka includes, in the back, Srimal Gajasinhage Silva; in the circle, left to right: Lijo Vadakken, Patrick Alexander, Varghese Pallipuram and Augustine Toppo.


Gruppo Polacco: Polish Group, which includes men who have worked only in Poland and others who have done missionary work in Madagascar and Western Europe. Here the group works on a poster for their presentation to the whole class. Clockwise from top: Lukaz Buczek, Tomasz Hawrylewicz, Tomasz Lukaszuk, Lukaz Nawrat (for obvious reasons this is also called the group of the two Thomases and the two Lukes).


Gruppo Hispano-Portoghese: The Spanish/Portuguese-Speaking Group, including men from Portugal and Latin America. The group included (starting at 7 o'clock on the bottom with keyboard) Juan Carlos Villarreal Riano, (and moving clockwise) Aurelio Aparecido Miranda, Marialdo de Assis da Cruz, Francisco Manuel Costa, José Isidro Tarazona Duarte.

Here is another look at Gruppo Hispano-Portoghese as they prepare their presentation for the class. Yes, the fleece says Miami, but nobody in the group is from Miami. It is just a very cool shirt, right, Juan Carlos? 

Gruppo Asiatico-Ungherese: The Asian-Hungarian group began immediately to put their ideas on paper. All members of the group were present for the evaluation class (from left to right): Gabor Hartai (from Hungary), Petrus Dori (Indonesia), Petra Jinok Lee and Marco Jin-Won Choi (South Korea).


Gruppo Africa/Asia/MedioOriente: The African Mid-East & Asian Group alternated between English and Italian during their group sharing, each one producing a page of reflections for the session. Of course, this group has been very “hands-on” in all their work this semester!

 Members of the African Mid-East & Asian Group included: Joe Baru Uri, Joseph Kachelewa, Hedwing Musanga Ataku, Hani Polus Yono Al-Jameel, and Sabitha Stephen.


A common thread in all the discussions of this group this semester has been the religiosity of the culture and new awareness among the young of a materialistic, success-oriented, individualized value-system that is picked up through the media. Even though the group comes from a vast expanse across Asia and Africa, the realities of the young vis-a-vis a more religious, traditional elder generation seem to be rather similar in the Middle East, Kenya, Zambia, and southern India.


Gruppo Latinoamericano: Durante la discusión en la clase de hoy, el grupo de habla española examinó ciertas cuestiones de los jóvenes en un mundo que está cambiando.

Este grupo latinoamericano incluye a las siguientes personas: Maias Javier Bentos, César Florentino Quinde Calderón, César Omar Oberto Nava, Ana Delia Magallanes Toribio.


Gruppo di Lingua Italiana: The Italian-Speaking Group has always been international, including members from Italy, Romania, the Ukraine and Vietnam. It has been the largest group and the only one to include married persons. Another variant from other groups is that the members of this group included Eastern-rite Catholics and was the only group in the class to include native Italian speakers. Furthermore, all the non-Italians in the group came to Italy at a young age so that they all have greater facility with the language than do other members of the class.


Facility of expression has been balanced with the issues that face these members more than the others of secularization in a post-modern, post-Communist, post-Christian world. Yet the group has remained undaunted. They have wrestled with every question intensely and enthusiastically.


The group includes Bogdan Baies, Emanuele Balestra (picture above putting the discussion on butcher paper), Luigi Bertiè, Liubomyr Gladiuk, Alessio Massimi, Rita Mazzieri, Pietro Tran-Anh-Tu.

This is the first account of the group work today. In a future blog we will look at the content of the group discussion and evaluation of the course content.

15 December 2010

La necessità di un accompagnamento più specifico e prolungato

Intermezzo
15 dicembre 2010
Gruppo Portogallo/America Latina:
Aurelio Miranda. Brasile
Francisco Costa. Portogallo
José Isidro Tarazona Duarte. Colombia
Marialdo De Assis da Cruz. Brasile
Juan Carlos Villarreal R. Colombia

La genesi dell’atteggiamento di fede

Il nostro gruppo ha avuto una partecipativa condivisione sul capitolo intermezzo. Il punto iniziale è stato l’aspetto dell’antropologia presentata dall’autore nel libro, cioè, che l’uomo non nasce religioso, ma si costruisce e può diventare religioso, quindi anche la fede è nella caratteristica del divenire dell’uomo.  Da questa coscienza che l’uomo non nasce religioso e molto meno cristiano, ma lo diventa con l’esperienza e l’educazione ricevuta dai genitori, famigliari, educatori e ecc; sorgono le domande:

  • Come collegare l’insegnamento religioso con le altre esperienze di fede che i movimenti e gruppi apostolici sviluppano quotidianamente? 
  • Come riuscire a svolgere un insegnamento religioso, dove i valori etici, la tradizione, i processi antropologici religiosi siano approfonditi e allo stesso tempo, si lasci una porta aperta per invitare all’esperienza di Dono e Gratuità che comporta la fede vissuta in comunità? 
  • Nel nostro lavoro educativo, indirizziamo le nostre forze ad aiutare i giovani a un’adesione di fede o ci preoccupiamo solo a farli fare esperienze, lasciando a loro la libertà di decidere sulla necessità o meno di un’adesione di fede perché sia un vero cristiano?


Sappiamo che l’adesione di fede viene dal fatto di credere e di essere libero per scegliere. Se fosse il contrario, non sarebbe una vera adesione ma una sottomissione alla fede, cosa che ormai e grazia a Dio non è accettabile. Allora la domanda calata nel gruppo è: Come spingere i giovani ad avere un’esperienza veramente cristiana, uscendo dalle forme di religiosità naturale? Certamente non abbiamo avuto tante risposte, forse per il fatto di essere entrati in un campo minato, perché non è possibile spingere all’esperienza senza approfondirle e senza ogni giorno interpellare nuovi giovani perché essi siano toccati dalla realtà cristiana che non è effimera e nemmeno alla moda de momento. Quindi affermiamo la necessità di un accompagnamento più specifico e prolungato che porti i giovani a fare esperienza del sacro, a un impegno etico, a cercare un senso alla propria esistenza, a offrire loro Gesù come modello e senso della propria vita e ad annunciare i misteri cristiani che avvolte è palesemente dimenticato.

Così, invitare i giovani a fare questo cammino è anche saper da loro cosa pensano a riguardo, allora le domande seguenti si fanno necessarie per capire cosa hanno in testa per poi proporre un intervento.

  • Davanti alle persone cristiane che conosci, diverse come sono, quali valori etici pensi ti attirano per la sua esperienza di vita? Perché? 
  • Quali valori credi che manchi per approfondire e fare più vicino alla tua esperienza di fede cristiana? 
  • Nel lavoro con i giovani è anche importante capire come loro si vedono, ma anche come si vedono in confronto con gli altri e per aiutare a chiarificare l’esperienza di fede è anche necessario sapere come si trova davanti a Dio, così la domanda: Come mi percepisco davanti a Dio? 


Quale aggettivo userei per nominare il mio rapporto con Dio? Si fa importante proprio per capire non soltanto chi il giovane pensa di essere ma chi lui creda di essere per Dio e quale il rapporto che lui stesso è capace di istaurare con Dio. Infatti, qui possono nascere un grande rapporto di amicizia con Dio o anche il rifiuto e indifferenza. Certamente una persona non vuole stare vicina all’altra alla quale non sente l’amore e la vicinanza e molto meno con la persona che è prepotente e arrogante. Così se un fedele ha una relazione Padrone-schiavo/superiore-suddito con Dio, questo rapporto durerà fino al momento di una scoperta migliore o cadrà nell’indifferenza. Invece se il fedele ha un rapporto con Dio come Amore-amato/Amico-amico/Redentore-redento, le scoperte della vita porteranno a un confronto come due amici che si raccontano le cose della vita e quindi approfondirà di più l’amicizia. Forse tutto questo è un po’ astratto, ma sicuramente c’è il suo pizzico di verità.

Per terminare, ci ha colpito molto questo capitolo intermezzo perché l’autore da le risposte alla metà, forse tocca a noi ogni giorno con lo sviluppo della società dove lavoriamo e anche con il cambiamento del mondo giovanile, rispondere alla nostra maniera avendo come basi le parole di questo testo.

Segretario: Aurelio Miranda
Foto: Juan Carlos Villarreal

01 December 2010

Annuncio, impegno, servizio, interiorità, preghiera, celebrazione

MODELLI, ESPERIENZE FONDATRICE E STRUMENTI DI CRESCITA PER LA SPIRITUALITÀ GIOVANILE.
1 dicembre 2010

Gruppo Portogallo/America Latina:
Aurelio Miranda. Brasile
Francisco Costa. Portogallo
José Isidro Tarazona Duarte. Colombia
Marialdo De Assis da Cruz. Brasile
Juan Carlos Villarreal R. Colombia


Il gruppo sottolineo lo interessante di questo capitolo, poi ognuno presento una breve riflessione a partire della propria realtà ed esperienze nella vita pastorale integrando  le domande per i giovani e per gl’adulti. Di seguito alcuni punti interessanti della riflessione:

I giovani d’oggi cercano sicurezze che li permetti di trovare la loro identità, però nel contesto ce una ambiente in cui no solo i giovani ma anche gl’adulti vivono un certa paura: paura degl’altri, del mondo, del loro futuro, degl’adulti e anche dei propri genitori questo influisce a chiudersi in se stessi e il suo agire, alcune volte, viene spinto della paura. Per esempio, il non dire la verità ai genitori quando vivono una esperienza che per loro è importante ma pensano che per i genitori diventa un problema, ecc. Forse noi non diamo sufficiente sicurezza e speranza ai giovani.

  • Qui viene una delle domande: che cosa, quale o chi mi mette nel mio agio e mi dona sicurezza per parlare ed essere me stesso? I giovani vogliono essere accolti così come sono o non come coloro che devono essere.
Nella prospettiva dei giovani europei tanti giovani manifestano essere cristiani ma non sanno come essere cristiani, nel mondo della scuola i giovani hanno vergogna o paura d’essere cristiani, come si vede, questo può essere uno specchio del essere cristiano nella società.

  • Allora come promuovere una fede vissuta in tutti luoghi?
Sulla nuove esperienze di spiritualità:

  • Queste esperienze possono aiutare a crescere, a maturare e dare identità ai giovani ma quali modelli sono presenti oggi e più? 
  • Bisogna accompagnare questi esperienze, fare esperienze ed accompagnare ai giovani nei gruppi perche non diventino chiusi ma che possano diventare missionari degl’altri giovani.

Siamo in una cultura che spinge a vivere sempre di più la fede, la religiosità, la spiritualità di maniera privata. Ma in un contesto dove ce la persecuzione, le difficoltà i cristiani e i giovani cristiani sono più decisi di identificarsi, di vivere e testimoniare la loro fede anche si questo diventa rischioso per la propria vita ( esempio nel medio oriente, e altri posti) cèra una replica a questa affermazione dicendo che in questi luoghi forse cè una identità umana, culturale più forte o più marcata.


È importante che nelle comunità parrocchiale sia una attenzione a dare importanza ai progetti pastorale che includano itinerari spirituale o meglio che la spiritualità sia trasversale nel agire pastorale specialmente con i giovani facendo cammino con loro essere peregrini soprattutto nel periodo più decisivo per la crescita umana, cristiana.

Nella prospettiva latinoamericana si diceva che cresce sempre di più l’abisso tra generazione e ancora di più in questo tempo de velocità dei cambiamenti di tutti tipi. Tante volte si cerca partire d’un dialogo a partire della mentalità degl’adulti, vogliamo che i giovani diventino come noi pensiamo che è giusto, facendo come noi abbiamo vissuto. In una società pluralista come fare quel dialogo tra le diversi generazione per aiutare a fare esperienze, che permettano vivere la spiritualità cristiana.

Due domande si sono messe per i giovani:

  • Quale espressione religiose, che trovi nel tuo intorno pensi che non ti permettono di identificarsi con la chiesa e la esperienza di fede? 
  • Poi per i giovani che vivono un cammino di fede come animatori degl’altri: che cosa manca alla tua comunità cristiana per accompagnare i giovani nello scoprire la spiritualità cristiana?

Abbiamo parlato della importanza del accompagnamento ai giovani ma prima di tutto di andare incontro ai giovani e accogliere cosi come sono, camminare con loro, diventare pellegrini insieme, cercando di fare esperienze insieme. Forse nel cammino della spiritualità la chiesa o meglio noi animatori o parrocchia si sottolinea solo in alcuni elementi che pensiamo che deve essere per tutti uguale e non riusciamo a fare esperienze profonda. Siamo in un mondo pluralista e dobbiamo anche tenere conto di questa chiave di interpretazione per la vita pastorale ed spirituale. Nel capitolo si metteva in luce alcune elementi: l’annuncio del messaggio, impegno e servizio, interiorità, meditazione e preghiera, liturgia e celebrazione, luoghi.

  • In questo senso viene posta la domanda cosa li offriamo ai giovani oggi? 
  • Andiamo al incontro dei giovani? 
  • Come accompagnare ai giovani nella loro vita di ricerca d’identità, spiritualità, di aspettative, di paure e di partecipazione nella vita concreta nei luoghi concreti?


∞ José Isidro
Foto: Marialdo (giovani di São Paulo); Joe (TA2160 1 dic 2010)

04 November 2010

Per vivere l'incontro con Gesù

CONDIVISIONE - «Le domande del 2º capitolo »
3 novembre 2010

Studenti del gruppo di lavoro:
Aurelio Miranda. Brasile
Francisco Costa. Brasile
José Isidro. Colombia
Ana Magallanes. Mexico
Marialdo De Assis da Cruz. Brasile
Cesar Quinde. Ecuador
Juan Carlos Villarreal R. Colombia


La prima domanda che condividiamo è sulla necessità che c'è ne amiamo d'autenticità  dei nostri valori etici e di carità in rapporto con l'esperienza della spiritualità cristiana odierna

  • Da una parte troviamo che i giovani non sono colpevole delle problematiche che la società sviluppa. E molto importante potere offrire  ai giovani modelli credibile, e anche possibile di raggiungere nella vita quotidiana.

Davanti alla la realtà che troviamo  descritta nel capitolo, possiamo parlare dell'esistenza di un vero contesto cristiano, dove i ragazzi possano sviluppare la sua spiritualità e le sue scelte di fede? Più specificamente siamo riusciti ad offrire una parrocchia con una contesto cristiano?

  • La mediazione privilegiata dove il cristiano trova radice alla sua fede è la comunità, ma questa non può rimanere nell'aria. Si deve incarnare in una esperienza di comunità cristiana dove i valori etici, la solidarietà, l'aiuto e il rispetto permettano di offrire coerentemente uno spazio di fede più vivo, meno collegato al bigottismo religioso, che se chiude su una fede lontana dalla vita e molto noiosa  per i giovani.

La spiritualità è un modo di essere e agire, come una unità indissolubile, ma i cristiani cattolici perché ci siamo lontani ancora?

  • Noi siamo cristiani per vivere e avere un senso di vita dalla fede e non soltanto bigotteria, dove si riflessa la devozione attraverso atti all'interno della Chiesa istituzionale. 
  • Sembra che il benessere specialmente nei primi mondi, faccia  crescere una separazione tra la vita e la fede. Indebolendo la  lunga tradizione cristiana, che fa presente a Gesù nel mondo odierno.

Come trovare un cammino dove i giovani riescano a scoprire la propria interiorità ma la stessa volta vivere l'incontro con Gesù? Quali principi dovranno di stare alla base di una educazione cristiana capace di rispondere ai bisogni dei giovani d'interiorità e autonomia, ma allo stesso tempo in ricerca di trascendenza? Quale dimensione della fede della persona curare di più?

  • Il gruppo ha fatto un dibattito con diverse opinione tra questi:
  • La Chiesa in America Latina attraverso della ricerca di fare la scelta per i poveri  ha permesso di portare nella vita quotidiana, il senso di una spiritualità orizzontale di scegliere la vita in comunità. Di accompagnare a quelli che la società esclude.
  • Dall'altra parte abbiamo visto che una teologia della liberazione estremizzata ha portato alla distruzione di segni, riti e abitudine del popolo senza trovare espressione nuove di fede popolare.

Giustamente troviamo che la liberazione, nasce nella misura che permette  alla fede avere radice, e portare senso alla vita. L'estremismo ha fatto male al non permettere vivere una spiritualità ancorata nella fede.

Segretario: Juan Carlos Villarreal
Fotografia: Messico, marzo 2010, ANS

29 October 2010

Mondo giovanile oggi

Il Mondo Giovanile e la Spiritualità nel Contesto di Oggi

Suor Fausta Palamaité, Lituania
Don Juan Carlos, Salesiano, Colombia 
Don José Isidro, Salesiano, Colombia
Padre Aurélio Miranda, Missionario Passionista, Brasile
Don Marialdo de Assis da Cruz, Don Orione, Brasile
Padre Francisco Costa, Dehoniano, Portogallo


1. Tutti i membri del gruppo hanno condiviso le proprie domande e le motivazioni che sono state presenti nella formulazione. Un piccolo riassunto:

a) Tutti ci accorgiamo che:

  • Le attese dei giovani sono cambiate. È una realtà “liquida”.
  • L’idealismo proprio di quest’étà molte volte finisce in una sorta d’azione nata da un ragionamento puramente orizzontale. Proprio qui sta la responsabilità della Chiesa e degli operatori di pastorale e di catechetica.
  • È importante dare spazio a esperienze valide e qualificate.
  • I giovani hanno bisogno di sentirsi accolti e protagonisti. Vogliono essere coinvolti nell’azione.
  • Oggi, i giovani guardano la spiritualità in rapporto con il sociale, non tanto con la politica.

b) Le domande hanno considerato:

  • La ricerca di senso e di appartenenza della parte dei giovani
  • Lo fascino dell’esperienze nuove
  • L’esperienza di gruppo come luogo dei rapporti necessari per una maturazione umana integrale

2. La grande sfida di una pastorale giovanile non è soltanto di fare grandi esperienze (Taizè, GMG…) ma essere capace di piccole esperienze personale, quotidiane che siano riflesso delle grandi esperienze.

Segretario: P. Francisco Costa
Foto: Porto Alegre 9-10-2009, ANS

15 October 2010

I nostri giovani oggi

I nostri giovani in contesto
13 ottobre 2010

Il gruppo di lavoro
Luigi Bertiè
Liubomyr Gladiuk
Emanuele Palestra
Marialdo De Assis Da Cruz
Gajasinhage Silva Priyanga Srimal

Siamo 5 persone e veniamo da 4 contesti diversi

Italia
Il mondo dei giovani oggi è contrassegnato spesso da instabilità, incertezza, provvisorietà, mancanza di progettualità. Sono molti i fattori sociali e culturali che mettono a dura prova i giovani: la difficoltà di trovare lavoro e la precarietà del posto di lavoro; la crisi di tanti valori che un tempo erano pacificamente condivisi; il relativismo e il soggettivismo che aumentano la loro insicurezza; una distanza crescente dalla parrocchia (Dopo la crescima e nell’arco del tempo buon numero abbandona la vita parocchiale).

In questa situazione è cresciuto nei giovani il bisogno di avere dei punti di riferimento stabili; essi lo cercano prima di tutto nella famiglia. Poi sentono forte il bisogno di amicizia: gli amici sono un punto fermo nella loro vita. Inoltre, sono desiderosi di fare scelte forti, anche se il più delle volte sono scostanti.

Brasile
Esistono forti contrasti, grande differenze economiche. I giovani hanno una vita organizzata tra studio e lavoro. Si nota una crescita economica, che non procede di pari passo con una crescita valoriale.

Buona parte delle persone sono cristiane. Però, possiamo constatare un fenomeno molto forte che è “l’avanzata degli evangelici”, cioè la rapida crescita delle chiese evangeliche. Ci sono 5 chiese più grandi e sono divisi fra di loro.

Sri Lanka
Moltissimi giovani emigrano in cerca di lavoro per migliorare il proprio livello economico.
Esisto problemi dovuti alle differenze culturali.

Ucraina
L’ovest del paese è molto cattolico e invece nell’est c’è una presenza relativa.


Ci siamo chiesti che cosa fare?

  • Formare gli operatori pastorali, i quali devono essere persone con una intensa esperienza credente.
  • Passare da una iniziazione infantile a un ripensamento della pastorale che privilegi giovani e adulti.
  • Passare da una pastorale centrata sui sacramenti a una centrata sulla crescita della fede.
  • Le comunità cristiane devovo fare proposte alternative: un Gesù Cristo che provoca, la novità del Vangelo.
  • Favorire gli incontri personalizzati, che sappiano creare rapporti personali significativi basati su ascolto, dialogo, affetto.
  • Valorizzare e mettere la persona al centro dell’esperienza.
  • Agevolare la diffusione dei luoghi d’incontro: creare ambienti e itinerari accessibili a tutti.
  • Mantenere i contatti con i luoghi frequentati dai giovani
  • Passare da una catechesi centrata sulla dottrina a una catechesi globale ed esperienziale.
  • Far fare esperienze forti e commisurate alla maturità di fede.
  • Dare rilevanza al linguaggio simbolico e alle esperieze sensoriali
  • Passare da una visione individualistica a una prospettiva ecclesiale, dove tutta la comunità è coinvolta.
  • Realizzare una pastorale che sia ancorata al territorio.
  • Costruire relazioni con ambienti educativi.
  • Agevolare accoglienza dei tanti ritardatari.
  • Passare dalla necessità alla progettualità.
  • Partire dal “primo annuncio” e non dalle nozioni.


Segretario: Luigi Bertiè
Foto di Joanna Martín Gutiérrez

13 October 2010

I nostri giovani in ricerca di senso

«I NOSTRI GIOVANI»



1. Il nostro gruppo di lavoro e condivisione è costituito da membri provenienti da diverse realtà ed esperienze con il mondo giovanile:

Srª Fausta Palamaité, Lituania
Pe Juan Carlos, Salesiano, Colombia
Pe José Isidro, Salesiano, Colombia
Pe Aurélio Miranda, Missionario Passionista, Brasile
Pe Francisco Costa, Dehoniano, Portogallo

Srª Fausta ha lavorato con giovani credenti della parrocchia i quali sono una minoranza nell’insieme dei giovani. Le condizioni storiche, sociali e economiche favoriscono una cultura dell’incertezza, eclettica e anche esoterica. La migrazione sta formando una nuova sociologia giovanile.

Pe Juan Carlos ha lavorato con giovani della scuola (13-17 anni), di classe media. Manifestano una fiducia nell’educazione religiosa cristiana cattolica, come preparazione accurata per il futuro.

Pe Josè Isidro ha lavorato con i giovani della diocesi, religiosi e praticanti, ma soggetti a condizioni economiche e sociale bassi, che favorisce la violenza e i vizi.

Pe Aurelio Miranda, ha lavorato con giovani adolescenti italiani (12-18 anni) e le caratterizza come praticanti, umana e moralmente fragili, non preparati per la vita, in cui i vizi sono presenti.

Pe Francisco Costa ha lavorato con giovani universitari e le caratterizza come giovani in busche di risposte, inquieti e che “vivono in superficie, ma non superficialmente”.


2. Il gruppo ha provato di dare una risposta non settoriale ma integrata, cioè, considerando la realtà dei giovani in generale in rapporto con la famiglia, la vocazione, la preghiera e la partecipazione nelle attività di solidarietà. Della condivisione è venuto fuori le seguenti considerazioni o costanti generali:

  1. Quando parliamo dei giovani dobbiamo fare attenzione alla situazione particolare in cui essi vivono per capire i movimenti e le sfide che si collocano nelle loro vita e capire le pastorali più adatte.
  2. I giovani di oggi vivono in una cultura della precarietà, dell’insicurezza, dell’incertezze dell’immediatezza, della privatezza, della soggettività e dei sentimenti. La cultura giovanile tende a farsi sempre più accentuatamente con un’adolescenza interminabile e giovinezza prolungata.
  3. Questi elementi sono una sfida alla coscienza religiosa: la famiglia non è più il luogo (nemmeno l’unico) dove si bevve i valori, la preghiera è frammentata e basata sull’emozione, la vocazione è intesa nel senso orizzontale (professione, lavoro, sopravvivenza) che verticale nel senso di sequela di Cristo.
  4. Hanno difficoltà di intraprendere degli impegni a lungo, scegliendo con energia attività pontuali di solidarietà.
  5. Sono giovani in ricerca di senso, di pilastri sicuri ma a volte incapaci di andare in profondità. 


Roma, 13 Ottobre 2010
Segretario: P. Francisco Costa
Foto: Coro dei giovani a Tijuana, 11 settembre 2010, di Joe Boenzi