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31 December 2010

La forza della testimonianza

INTERMEZZO
di Dori Petrus

All’inizio di questa mia riflessione, desidero invitarvi ad immaginare il fatto di un sasso che cade nell’acqua di un lago. In breve il sasso sparisce sul fondo…. Scende molto lento, silenziosamente… si appoggia sul fondo… ancora silenzio poi torna in superficie. Rivediamo il momento dell’impatto e osserviamo le onde concentriche che muovono la superficie del lago…. una, due, tre…. ecc., sempre più larghe… sempre meno impetuose. Il sasso crea l’effetto sul lago molto lento, in modo silenzioso, senza far gran umore. Eppure è potente.

Il messaggio che ci può venire da questa analogia è che tutto ciò che facciamo è uguale a un sasso cade nell’acqua dell’umanità. Esso crea effetto, attira e affascina chi ci sta attorno, avvolte senza che ci accorgiamo. Il nostro parlare, il nostro pensiero, le parole pronunciate, i nostri comportamenti ed atteggiamenti sono come un sasso che cade nell’acqua molto lento, silenzioso, senza rumore.

Nello stesso modo la fede sarà trasmessa, non tramite le cose grandi e clamorose ma attraverso magari una preghiera silenziosa, una partecipazione gioiosa nella liturgia, tramite una parola di conforto nei momenti di grande bisogno, attraverso una visita ai malati, oppure tramite una passeggiata piena di fiducia insieme con un bambino. Questi sassi, senza che ci rendiamo conto, cadono nella profondità del cuore dell’uomo e operano in modo lento, silenzioso, senza far rumore.

Forse ci domandiamo, come possiamo realizzare tutto questo? Da dove ci viene la forza per vivere in modo diverso per poter affascinare gli altri e farli innamorare di Dio? La risposta non può venire che dalla fede. Riusciremo a fare tutto questo se siamo pieni di Dio. Ecco la sorgente di ogni nostro operare e agire da cristiani, da seguaci di Cristo. Dio è in noi; questa è la nostra forza. Egli tocca per primo il nostro cuore, ci sveglia e ci fa innamorare di lui affinché con la nostra vita possiamo creare le onde, proprio come fa il sasso nell’acqua, per attirare e portare gli altri a lui.

Noi animatori, accompagnatori e formatori dei giovani non siamo certo chiamati a fare proselitismo, oppure ad andare dai giovani a imporgli qualcosa, ma piuttosto la forza della nostra testimonianza, della nostra evangelizzazione è proprio quella del fascino, del vivere una vita luminosa, di condividere una esperienza intensa di fede autentica, bella, che è la bellezza della pienezza d’amore.

Napoleone Bonaparte fu chiesto quale era il momento più magnifico, più bello della sua vita. Dopo un attimo di silenzio rispose: “Il momento in cui ho fatto la prima comunione. Era il momento più magnifico della mia vita”. E poi aggiunse: “Se avessi valutato bene quel momento particolare, allora la mia vita sarebbe stata diversa”.

Quanta gente oggi vive ancora con questa attesa di essere aiutata nella fede? Quanti bambini vogliono essere guidati da noi? Quanti giovani desiderano di vedere Gesù attraverso di noi. Che il Signore, seminatore e padrone della fede, rafforzi la nostra fede, ci aiuti a viverla in modo intenso perché solo così possiamo portare gli altri a Cristo, appunto come fecero gli altri seguaci di Cristo prima di noi.

Foto: I giovani sulla strada, Timor Este 2004, di Efraim Santos

17 December 2010

Rapporto: fede e giovani

INTERMEZZO
15 dicembre 2010

Gruppo di lingua italiana
Luigi Bertié, Pietro Tran Anh Tu
Alessio Massimi, Bogdan Ioan Baies, Rita Mazzieri
Emanuele Balestra


Uno dei fattori che rendono particolarmente complessa l’elaborazione di un ritratto unitario in riferimento all’attuale rapporto tra giovani, fede e religione all’interno del contesto italiano è sicuramente rappresentato dall’eterogeneità di credenze, atteggiamenti e pratiche che si possono in tal senso osservare nelle diverse zone del territorio nazionale. Non stupisce quindi che anche su questo piano la ricerca sulla condizione giovanile si stia sempre più spesso sviluppando attraverso appronfondimenti dedicati a territori specifici. Il nostro lavoro presentato a prende in particolare in considerazione la religiosità giovanile nelle diverse province, attraverso la sommonistrazione di tanti questionari a ragazzi e ragazze delle parrochie, ed universitari di età compresa tra i 15 ed i 35 anni.


Come mostra chiaramente la nostra discussione sulla ricerca, si tratta di un ambiente dotato da questo punto di vista di alcuni tratti peculiari piuttosto netti: il 96,0% degli intervistati infatti si dichiara credente, il 27,0% dei credenti cattolici dichiara di partecipare regolamente alla messa. Valori significativamente più elevati rispetto a quelli emersi nella più recenti lavori su scala nazionale per la stessa classe di età.
Ma il dato forse più significativo che emerge della discussione è la forte complessità che caratterizza il rapporto di questi giovani con la fede. Un rapporto che si caratterizza soprattutto per i suoi tratti di ambivalenza.


Tratti ambivalenza altrettanto forti emergono poi considerando il ruolo riconosciuto alla religione: da un lato si ritiene che il messaggio religioso giochi un ruolo particolarmente importante all’interno della chiesa e della società, ma dall’altro lato si valuta poi che la religione influenzi soltanto in minima parte la propria vita. Parallelarmente, se da un lato ci si dichiara “superstiziosi”, nonostante la connotazione “negativa” che tale aggettivo potrebbe richiamare, dall’altro lato però si dichiara anche di non credere nella magia e di non ricorrere alla lettura degli oroscopi, delle carte o della mano. Allora anche all’interno di questa popolazione, forse, l’adesione ad identità e pratiche religiose costituisce soprattutto un fattore di appartenenza culturale: il 42% partecipa alle feste religiose del proprio paese, il 53% indossa simboli religiosi, l’85% difende la presenza del crocefisso all’interno delle aule scolastiche. Aspetti particolarmente interessanti ai quali forse alla discussione nel gruppo avrebbe potuto dare maggiore spazio (e forse una maggiore attenzione metodologica, come nel caso di alcuni confronti sviluppati tra sottocampioni costituiti da una decina di unità soltanto, o come quando si rischia qualche semplificazione parlando – peraltro con toni un po’ troppo giornalistici – di “esoterismo”, “satanismo” e musica rock quali fenomeni quasi sovrapponibili).


L’ipotesi con la quale si chiude su questo intervento del nostro gruppo è quella di un rapporto tra i giovani e la fede che, riprendendo la lezione di Jacques Schepens e Joseph Boenzi, può essere sintetizzato nel concetto di “religione liberale”: un rapporto all’interno del quale al mantenimento di un contatto intimo con la fede corrisponde un indebolimento del ruolo della struttura ecclesiastica quale intermediario tra l’uomo ed Dio: un rapporto all’interno del quale la fede è al tempo stesso modello educativo e veicolo dei valori condivisi, ma anche sostegno personale, soprattutto nei momenti di difficoltà. Con una immagine del religioso che proprio attraverso le nuove generazioni si ritiene venga costantemente ridefinita, e rispetto alla quale però alcune categorie classiche sembrano ancora poter gettare luce.

Segretario: Pietro Tran Anh Tu

02 December 2010

Chiesa? Che significa per i giovani?

Modelli, esperienze fondatrici e strumenti di crescita
1 dicembre 2010

Gruppo di lingua polacca
Łukasz Nawrat
Tomasz Hawrylewicz, Tomasz Łukaszuk



Condivisione sul capitolo quinto: per la spiritualità giovanile.

Commentando questo capitolo, ci si ripetono nel nostro gruppo le domande sulla preghiera in comunità. I giovani non mettono in valore la Chiesa. Dicono: “Gesù – si, Chiesa – no!” seguendo solo un stereotipo.

Quale è il senso della Chiesa? In Irlanda i ragazzi del gruppo accompagnato da Lukasz, dicevano: non partecipiamo alla liturgia in chiesa parrocchiale, però ogni giorni preghiamo.  La confessione in alcuni luoghi è sostituita di una conversazione. I giovani sono contenti di poter parlare di loro problemi. Ma spesso si perde il senso sacramentale della penitenza e dopo dimentichiamo la cosa più importante: Gesù Cristo perdona, purifica con il suo sangue dalla croce e da la vita nuova. Interessante che alcuni ragazzi si confessano e sentono questa pace caratteristica, che è solo dopo il sacramento, ma non continuano questo cammino, solo una o due volte all'anno.

I giovani nel nord di Madagascar si trovano bene nella chiesa che è viva. Se parlano della preghiera, indicano subito la chiesa, come luogo. Nella cultura malgascia tradizionale si crede in Dio Zanahary (Creatore) e si venerano gli antenati. E il culto si fa vicino nei luoghi “sacri” (sacre pietre, sacri alberi).


La domanda sul Gesù e la Torah, sulla sua obbedienza alla legge, susciterebbe la discussione nel contesto israeliano di don Tomasz H. Essere obbediente, seguire i valori è difficile, come si è detto, la domanda potrebbe iniziare la discussione nel gruppo dei giovani dell'oratorio di Bemaneviky.

Il modo interessante di rispondere ai problemi dei giovani, per esempio: che cosa pensare sulla Chiesa, sulla preghiera, troviamo sul blog di padre Pawlukiewicz, famoso cappellano universitario polacco di Varsavia.

Dopo, la discussione si è concertata sulle altre proposte spirituale e pastorale conosciute, per esempio sul www.pray-as-you-go.org, www.radioem.pl (la radio di Katowice 107,6 fm).


Segretario: Tomasz Łukaszuk
Foto: Bemaneviky (Madagascar), di Tomasz Łukaszuk; Condivisione 1 dicembre 2010, di Joe

01 December 2010

Annuncio, impegno, servizio, interiorità, preghiera, celebrazione

MODELLI, ESPERIENZE FONDATRICE E STRUMENTI DI CRESCITA PER LA SPIRITUALITÀ GIOVANILE.
1 dicembre 2010

Gruppo Portogallo/America Latina:
Aurelio Miranda. Brasile
Francisco Costa. Portogallo
José Isidro Tarazona Duarte. Colombia
Marialdo De Assis da Cruz. Brasile
Juan Carlos Villarreal R. Colombia


Il gruppo sottolineo lo interessante di questo capitolo, poi ognuno presento una breve riflessione a partire della propria realtà ed esperienze nella vita pastorale integrando  le domande per i giovani e per gl’adulti. Di seguito alcuni punti interessanti della riflessione:

I giovani d’oggi cercano sicurezze che li permetti di trovare la loro identità, però nel contesto ce una ambiente in cui no solo i giovani ma anche gl’adulti vivono un certa paura: paura degl’altri, del mondo, del loro futuro, degl’adulti e anche dei propri genitori questo influisce a chiudersi in se stessi e il suo agire, alcune volte, viene spinto della paura. Per esempio, il non dire la verità ai genitori quando vivono una esperienza che per loro è importante ma pensano che per i genitori diventa un problema, ecc. Forse noi non diamo sufficiente sicurezza e speranza ai giovani.

  • Qui viene una delle domande: che cosa, quale o chi mi mette nel mio agio e mi dona sicurezza per parlare ed essere me stesso? I giovani vogliono essere accolti così come sono o non come coloro che devono essere.
Nella prospettiva dei giovani europei tanti giovani manifestano essere cristiani ma non sanno come essere cristiani, nel mondo della scuola i giovani hanno vergogna o paura d’essere cristiani, come si vede, questo può essere uno specchio del essere cristiano nella società.

  • Allora come promuovere una fede vissuta in tutti luoghi?
Sulla nuove esperienze di spiritualità:

  • Queste esperienze possono aiutare a crescere, a maturare e dare identità ai giovani ma quali modelli sono presenti oggi e più? 
  • Bisogna accompagnare questi esperienze, fare esperienze ed accompagnare ai giovani nei gruppi perche non diventino chiusi ma che possano diventare missionari degl’altri giovani.

Siamo in una cultura che spinge a vivere sempre di più la fede, la religiosità, la spiritualità di maniera privata. Ma in un contesto dove ce la persecuzione, le difficoltà i cristiani e i giovani cristiani sono più decisi di identificarsi, di vivere e testimoniare la loro fede anche si questo diventa rischioso per la propria vita ( esempio nel medio oriente, e altri posti) cèra una replica a questa affermazione dicendo che in questi luoghi forse cè una identità umana, culturale più forte o più marcata.


È importante che nelle comunità parrocchiale sia una attenzione a dare importanza ai progetti pastorale che includano itinerari spirituale o meglio che la spiritualità sia trasversale nel agire pastorale specialmente con i giovani facendo cammino con loro essere peregrini soprattutto nel periodo più decisivo per la crescita umana, cristiana.

Nella prospettiva latinoamericana si diceva che cresce sempre di più l’abisso tra generazione e ancora di più in questo tempo de velocità dei cambiamenti di tutti tipi. Tante volte si cerca partire d’un dialogo a partire della mentalità degl’adulti, vogliamo che i giovani diventino come noi pensiamo che è giusto, facendo come noi abbiamo vissuto. In una società pluralista come fare quel dialogo tra le diversi generazione per aiutare a fare esperienze, che permettano vivere la spiritualità cristiana.

Due domande si sono messe per i giovani:

  • Quale espressione religiose, che trovi nel tuo intorno pensi che non ti permettono di identificarsi con la chiesa e la esperienza di fede? 
  • Poi per i giovani che vivono un cammino di fede come animatori degl’altri: che cosa manca alla tua comunità cristiana per accompagnare i giovani nello scoprire la spiritualità cristiana?

Abbiamo parlato della importanza del accompagnamento ai giovani ma prima di tutto di andare incontro ai giovani e accogliere cosi come sono, camminare con loro, diventare pellegrini insieme, cercando di fare esperienze insieme. Forse nel cammino della spiritualità la chiesa o meglio noi animatori o parrocchia si sottolinea solo in alcuni elementi che pensiamo che deve essere per tutti uguale e non riusciamo a fare esperienze profonda. Siamo in un mondo pluralista e dobbiamo anche tenere conto di questa chiave di interpretazione per la vita pastorale ed spirituale. Nel capitolo si metteva in luce alcune elementi: l’annuncio del messaggio, impegno e servizio, interiorità, meditazione e preghiera, liturgia e celebrazione, luoghi.

  • In questo senso viene posta la domanda cosa li offriamo ai giovani oggi? 
  • Andiamo al incontro dei giovani? 
  • Come accompagnare ai giovani nella loro vita di ricerca d’identità, spiritualità, di aspettative, di paure e di partecipazione nella vita concreta nei luoghi concreti?


∞ José Isidro
Foto: Marialdo (giovani di São Paulo); Joe (TA2160 1 dic 2010)

Buon esempio e role models

SPIRITUALITA' COME CAMMINO DI FEDE INTEGRATA: APPROCCIO GENETICO-PSICOLOGICO
24 novembre 2010

Gruppo Asia/Europa:
JINOK (PETRA) LEE, JIN WON (MARCO) CHOI
GABOR HARTAI, PETRUS DORI


★Per i GIOVANI

1. Chi sono io?
 : Prima di tutto i giovani devono sapere o conoscere di propria identità prima

2. Chi deve seguire per diventare buon adulto?
 : Perchè nel futuro più vicino i giovani anche diventa gli adulti quindi hanno bisogno di chi per seguire la vita

3.Come e dove posso trovare gli adulti di buon esempio?
 : Infatti i giovani si sentono in difficoltà per organizzare la loro vita, e hanno difficoltà nel trovare adulti come ‘Role-model’.

★Per i GENITORI
1. Come possono essere buon esempio ai miei figli?
 : I genitori devono essere lo specchio dai giovani, in altro parole i genitori sono buon esempio per i govani ma in realtà ora i genitori si sentono difficile di essere buon esempio ai suoi figli

2. Come posso aiutare di miei figli per trovare buona via per loro futuro?
 : I genitori sono buoni insegnati per suoi figli quindi loro devono far vedere o insegnare di buona via per i giovani

3. Come posso capire o divertire con nostri figli quando in crisi?
 : Il periodo della gioventù è molto complicato e delicato. Quindi, prima di tutto, i genitori hanno l’obbligo di capire meglio i loro figli.

Segretaria: Jinok
Foto: ANS 15 novembre 2010

25 November 2010

Conoscere la realtà dei giovani

SPIRITUALITÀ COME CAMMINO DI FEDE INTEGRATA: APPROCCIO GENETICO PSICOLOGICO
24 novembre 2010

Łukasz Buczek, Łukasz Nawrat
Tomasz Łukaszuk, Tomasz Hawrylewicz


Condivisione è stata fatta in riguardo dei giovani in Polonia e Madagascar
  1. La nostra condivisione abbiamo cominciato con lo sguardo verso i giovani della Polonia e loro fede. Di solito se chiediamo loro “chi è per te Gesù Cristo?”, loro rimangono in imbarazzo. I giovani stano cominciando fare un cammino della fede oppure già vivono la crisi. Quasi tutti eravamo d'accordi, che questa crisi aiuterà personalizzare e purificare la relazione tra giovani e Dio. 
  2. Tomek Ł. ci ha raccontato quale è il cammino della fede dei giovani in Madagascar. Di solito loro non hanno la scuola del catechismo, non hanno i libri, allora questo che possono conoscere su Gesù Cristo viene dal insegnamento dei missionari. Forse per questa qualche volta manca il tempo, per ascoltare che cosa hanno da dire. 
  3. In seguito condividevamo la crisi della fede dei giovani e come si può accompagnarli. Se i giovani rifiutano la presenza del prete, questo accompagnamento non è tanto fruttuoso. Per stare con loro bisogna seguire che cosa vivono e quali sono loro problemi. 
  4. In Polonia dopo la riforma della scuola, situazione dei giovani nel periodo dell'adolescenza si è peggiorata. Dopo sei anni della scuola elementare, il "gimnazjum" non aiuta a maturare loro identità, non aiuta fare il cammino della fede e essere acetati dalla società. 
  5. Abbiamo parlato come è importante parlare con i giovani sui sentimenti. Per noi è stata molto interessante ascoltare la domanda di Łukasz, rivolta ai giovani “che cosa tu senti quando stai pregando?” 
  6. In seguito nella nostra condivisione abbiamo accentuato, come è importante entrare nei ambienti dove sono i giovani e come importante è usare i loro mezzi della comunicazione. Prima bastava stare davanti uscita della scuola o piazza, oggi invece i giovani si può incontrare e ascoltare nella “realtà virtuale”. 


∞ Tomasz Hawrylewicz
Foto: Ragazzi di Dąbrowa Górnicza, di Tomasz Hawrylewicz

16 November 2010

La religiosità o la Fede?

Giovani e Religiosità nel Contesto Socio-Culturale Europeo
10 novembre 2010

Gruppo Asia/Europa:
JINOK (PETRA) LEE, JIN WON (MARCO) CHOI
GABOR HARTAI, PETRUS DORI


★Per i GIOVANI
Come ricuperare la mia identità perduta: sia identità culturale, religiosa che personale? (Si coinvolgono i diversi ambiti: sociale, educativo e famigliare.)
Perché ho bisogno della religione? (oppure come mai credere?)
Che serve andare in chiesa e frequentare gli altri sacramenti?
Quali sono le nuove proposte ed alternative che mi offrono gli adulti? (Quale novità? Quale proposta?)


★Per i GENITORI
Come educarmi alla religiosità?
Come posso educare la fede ai giovani?
Come trasmettere con molta convinzione la mia fede ai figli/ai giovani di oggi?
Quale strada da prendere, quali sono i valori da educare nella gioventù?

Segretaria: Petra
Foto: Joe

11 November 2010

Mostrare la figura di Gesù

Giovani e religiosità nel contesto socio – culturale europeo.
10 novembre 2010

Gruppo della lingua polacca
Łukasz Buczek, Łukasz Nawrat
Tomasz Hawrylewicz, Tomasz Łukaszuk


In seguito alla condivisione delle domande redatte dopo la lettura personale del terzo capitolo ci siamo fermati nella nostra discussione sull’argomento di sensibilità religiosa dei giovani ponendo l’accento sul loro bisogno di convivenza e loro bisogno di stare con gli altri giovani in un gruppo. L’abbiamo notato in base alle nostre diverse esperienze (il lavoro con i ragazzi in Polonia, in Madagascar e in Irlanda) che i ragazzi hanno voglia di fare l’esperienza del gruppo con gli altri ragazzi. Sono attivi nel campo dei gruppi di Caritas ma vogliono vedere i risultati del volontariato che svolgono, i risultati immediati delle loro azioni e opere buone, non gli piace partecipare in un lungo progetto di carità.


Il desiderio di far parte di un gruppo dei ragazzi coetanei, abbiamo colto come una opportunità per i formatori, e per gli animatori che si impegnano a lavorare con i ragazzi. L’abbiamo parlato del modello di gruppo dall’esperienza polacca nel pastorale, di come animare e formare un gruppo dei ragazzi per rispondere alle loro aspettative di stare insieme, di sentirsi sicuri, di cercare insieme la felicità e di esprimerla attraverso la gioia e la festa.

In conclusione abbiamo rilevato importanza del ruolo di un leader in questi gruppi (un sacerdote, un animatore) il quale si impegna di guidare un gruppo con il carisma specifico e con un obbiettivo principale che è quello di mostrare ai ragazzi la figura di Gesù come punto centrale della vita spirituale cristiana (porre il maggior accento sulla persona di Gesù e solo dopo sulla dottrina e sul dogma). L’importante è dare a loro una opportunità di fare l’esperienza viva di Gesù, che vuole stare in mezzo a loro in gruppo il quale gli porta alla sicurezza (quale cercano), e alla felicità. Farne l’esperienza è più efficace di quanto parlarne.


Segretario: Łukasz Buczek
Foto: Lubogoszcz, 22-7-2010, di Łukasz Nawrat; Gruppo di condivisione, 10 novembre 2010, di Joe Boenzi

05 November 2010

Azione Cattolica e la catechesi che parte dal vissuto

Spiritualità in contesto cristiano

Gruppo Italia-Europa Est
Emanuele Balestra, Liubomyr Gladiuk, Luigi Bertiè 
Bogdan Ioan Baies, Rita Mazzieri, Tran-Anh-Tu


Ci siamo chiesti come è possibile traghettare ad una domanda esplicita della spiritualità cristiana?

L'esperienza d'insegnamento di qualcuno ci faceva notare che c'è un forte rifiuto nei confronti delle istituzioni ecclesiastiche da parte dei giovani (come lo conferma indagine IARD del 2010). C'è, invece, una certa apertura da parte dei giovani verso il sociale ed anche essa deve essere sfruttata come un possibile aggancio, senza pretesa, però di arrivare alle grandi cose.

Si è convinti che il confronto con la sofferenza e la testimonianza di una vita cristiana vissuta con coerenza possa essere una grande spinta nella scoperta di Dio.

Nel discorso sulla spiritualità cristiana ci pareva più importante partire non dal vero al significativo, ma dal significativo al vero.

Ci siamo soffermati a parlare della catechesi.

Abbiamo constatato che gran parte della catechesi odierna è razionale e poco legata all'esperienza.
Azione Cattolica, invece, propone una catechesi più esperienziale e per questo motivo i bambini che vi partecipano hanno tempi più lunghi nell'imparare i contenuti rispetto a quelli che partecipano al catechismo: ad esempio il Simbolo Apostolico e altre preghiere.

Si notava che esperienza di Azione Cattolica fatta dai giovani li motiva a prendere con serietà la loro vita e sono desiderosi di diventare protagonisti nella società e nella Chiesa.

La persona dell'educatore.

Un educatore dev'essere sempre una persona formata, deve avere alle spalle un serio cammino di fede.

É necessario perciò dedicare il tempo per autoformazione e per la formazione degli animatori.

Segretario: Liubomyr Gladiuk
Fotografia: Maria Teresa Gonzales, Estate 2008

04 November 2010

Per vivere l'incontro con Gesù

CONDIVISIONE - «Le domande del 2º capitolo »
3 novembre 2010

Studenti del gruppo di lavoro:
Aurelio Miranda. Brasile
Francisco Costa. Brasile
José Isidro. Colombia
Ana Magallanes. Mexico
Marialdo De Assis da Cruz. Brasile
Cesar Quinde. Ecuador
Juan Carlos Villarreal R. Colombia


La prima domanda che condividiamo è sulla necessità che c'è ne amiamo d'autenticità  dei nostri valori etici e di carità in rapporto con l'esperienza della spiritualità cristiana odierna

  • Da una parte troviamo che i giovani non sono colpevole delle problematiche che la società sviluppa. E molto importante potere offrire  ai giovani modelli credibile, e anche possibile di raggiungere nella vita quotidiana.

Davanti alla la realtà che troviamo  descritta nel capitolo, possiamo parlare dell'esistenza di un vero contesto cristiano, dove i ragazzi possano sviluppare la sua spiritualità e le sue scelte di fede? Più specificamente siamo riusciti ad offrire una parrocchia con una contesto cristiano?

  • La mediazione privilegiata dove il cristiano trova radice alla sua fede è la comunità, ma questa non può rimanere nell'aria. Si deve incarnare in una esperienza di comunità cristiana dove i valori etici, la solidarietà, l'aiuto e il rispetto permettano di offrire coerentemente uno spazio di fede più vivo, meno collegato al bigottismo religioso, che se chiude su una fede lontana dalla vita e molto noiosa  per i giovani.

La spiritualità è un modo di essere e agire, come una unità indissolubile, ma i cristiani cattolici perché ci siamo lontani ancora?

  • Noi siamo cristiani per vivere e avere un senso di vita dalla fede e non soltanto bigotteria, dove si riflessa la devozione attraverso atti all'interno della Chiesa istituzionale. 
  • Sembra che il benessere specialmente nei primi mondi, faccia  crescere una separazione tra la vita e la fede. Indebolendo la  lunga tradizione cristiana, che fa presente a Gesù nel mondo odierno.

Come trovare un cammino dove i giovani riescano a scoprire la propria interiorità ma la stessa volta vivere l'incontro con Gesù? Quali principi dovranno di stare alla base di una educazione cristiana capace di rispondere ai bisogni dei giovani d'interiorità e autonomia, ma allo stesso tempo in ricerca di trascendenza? Quale dimensione della fede della persona curare di più?

  • Il gruppo ha fatto un dibattito con diverse opinione tra questi:
  • La Chiesa in America Latina attraverso della ricerca di fare la scelta per i poveri  ha permesso di portare nella vita quotidiana, il senso di una spiritualità orizzontale di scegliere la vita in comunità. Di accompagnare a quelli che la società esclude.
  • Dall'altra parte abbiamo visto che una teologia della liberazione estremizzata ha portato alla distruzione di segni, riti e abitudine del popolo senza trovare espressione nuove di fede popolare.

Giustamente troviamo che la liberazione, nasce nella misura che permette  alla fede avere radice, e portare senso alla vita. L'estremismo ha fatto male al non permettere vivere una spiritualità ancorata nella fede.

Segretario: Juan Carlos Villarreal
Fotografia: Messico, marzo 2010, ANS

03 November 2010

Necessità della testimonianza nella catechesi

Discussione sul secondo capitolo: La spiritualità nel contesto della religione cristiana.


Gruppo della lingua polacca
Łukasz Buczek, Łukasz Nawrat
Tomasz Hawrylewicz, Tomasz Łukaszuk



Prima di tutto abbiamo rifletto sui luoghi di spiritualità, che possono essere nelle comunità ecclesiali, ma anche fuori dell'istituzione ecclesiale. L'importante è di cercare la verità e lasciarci immergere nell'esperienza dell'Altro (esempio di S. Weil) o di scoprire l'interiorità e cercare la coerenza con se stesso ( esempio di E. Hillesum). Questa ricerca giunta alla persona di Gesù Cristo può diventare l'esperienza cristiana.

Dopo, abbiamo visto che la spiritualità e il suo concetto è in evoluzione. Si può parlare di spiritualità senza Dio. Anche l'immagine di Dio stesso cambia. I giovani non avendo la famiglia in difficoltà o irregolare, non vedono più Dio come “buon padre”, ma per esempio come “signore dell'universo”.

Tutti hanno bisogno di catechesi i genitori/adulti e i giovani. Gli adulti hanno bisogno d'essere motivati a scoprire o approfondire la fede. In conseguenza potranno trasmettere la fede viva ai giovani. Nei nostri interventi come operatori pastorali, possiamo utilizzare tanti mezzi per presentare ai giovani l'immagine di Dio, di Chiesa, della fede (esempio del canale americano EWTN e di “Ziarno” in televisione polacca che propongono i programmi educativo-catechistici per i bambini e i giovani).

I catechisti sono tentati di seguire il programma scolastico, ma non trasmettere la fede (il problema dei manuali per la catechesi nelle scuole polacche). Troppo veloce passiamo alla dogma nella catechesi. Non si usa tutti i mezzi disponibili per cambiare la percezione della fede, della spiritualità: le testimonianze (per es. gruppo musicale polacco “Radykalni”), i film (per es. “The book of Eli” con Denzel Washington), la musica e altre proposte di ravvivare la catechesi.

Jeśli macie jakieś sugestie lub coś do dodania to proszę napisać pod spodem.

Segretario: Tomasz Łukaszuk
Foto: Destinazione impegno, di Darek (2007)

29 October 2010

Mondo giovanile oggi

Il Mondo Giovanile e la Spiritualità nel Contesto di Oggi

Suor Fausta Palamaité, Lituania
Don Juan Carlos, Salesiano, Colombia 
Don José Isidro, Salesiano, Colombia
Padre Aurélio Miranda, Missionario Passionista, Brasile
Don Marialdo de Assis da Cruz, Don Orione, Brasile
Padre Francisco Costa, Dehoniano, Portogallo


1. Tutti i membri del gruppo hanno condiviso le proprie domande e le motivazioni che sono state presenti nella formulazione. Un piccolo riassunto:

a) Tutti ci accorgiamo che:

  • Le attese dei giovani sono cambiate. È una realtà “liquida”.
  • L’idealismo proprio di quest’étà molte volte finisce in una sorta d’azione nata da un ragionamento puramente orizzontale. Proprio qui sta la responsabilità della Chiesa e degli operatori di pastorale e di catechetica.
  • È importante dare spazio a esperienze valide e qualificate.
  • I giovani hanno bisogno di sentirsi accolti e protagonisti. Vogliono essere coinvolti nell’azione.
  • Oggi, i giovani guardano la spiritualità in rapporto con il sociale, non tanto con la politica.

b) Le domande hanno considerato:

  • La ricerca di senso e di appartenenza della parte dei giovani
  • Lo fascino dell’esperienze nuove
  • L’esperienza di gruppo come luogo dei rapporti necessari per una maturazione umana integrale

2. La grande sfida di una pastorale giovanile non è soltanto di fare grandi esperienze (Taizè, GMG…) ma essere capace di piccole esperienze personale, quotidiane che siano riflesso delle grandi esperienze.

Segretario: P. Francisco Costa
Foto: Porto Alegre 9-10-2009, ANS

27 October 2010

Mondo Giovanile… Esemplificazioni

IL MONDO GIOVANILE, LA CULTURA E LA FEDE

Gruppo di lingua italiana
Alessio Massimi, Liubomir Gladiuk, Luigi Bertiè
Tran Anh Tu, Rita Mazzieri, Bogdan Baies

Domanda  1. L'esperienza di preghiera

Qui io riporterei la domanda che ci ha stimolato a discutere, forse era quella sulla preghiera formulata da Alessio o quella di Luigi? Chiedete a loro di inserirle. Io, comunque vi allego anche le mie domande.

Nella discussione sulla prima domanda si è accentuato di più il “fenomeno” Taizé. Si è visto come questa esperienza abbia come base la riconciliazione della persona con Dio, ma viene caratterizzata anche da una vita di preghiera che sebbene abbastanza limitata come tempi, è molto intensa. Tutto da questo punto di vista si gioca sulla propria responsabilità. Chi vuole riesce a fare un'esperienza davvero forte di preghiera.  Una esperienza forte anche dal punto di vista della condivisione delle esperienze individuali, ma come dicevamo prima, tutto sotto l'ombra della responsabilità  personale.

Siamo arrivati alla conclusione che queste esperienze così forti, come quella di Taizé, le GMG, Santiago o altre, devono essere accompagnate da parte dei formatori da una cammino anteriore e uno posteriore all'esperienza, perché se non è cosi si rischia che venga catalogata dal giovane come una bella esperienza ma una volta finita viene messa da parte, tra i bei ricordi. Invece pensiamo che queste esperienze devono segnare la vita dei nostri ragazzi e che li devono accompagnare nella vita quotidiana. Questo tipo di esperienze  devono avere un accompagnamento che si deve sviluppare, secondo noi su due livelli: uno di gruppo e uno personale.


Domanda 2. La musica e i giovani

Quale musica ti piace ascoltare? Quali i tuoi cantanti preferiti? Cosa apprezzi dei loro testi, della musica proposta? C'è qualche messaggio che ti suggeriscono e ritieni importante per la tua vita?

Un punto sul quale dovremmo riflettere come educatori, genitori o accompagnatori dei giovani è la musica che loro ascoltano. Abbiamo visto insieme che tante volte i giovani non danno troppa importanza al testo delle canzoni, tanto meno al messaggio che esse trasmettono. Quello che attira l'attenzione  e il gusto dei giovani è la musica, il ritmo e magari un bel ritornello. Sono troppo pochi quelli che pensano al testo di una canzone. Non entra nei loro interessi una cosa così.

Un punto problematico nei confronti della musica che i giovani ascoltano viene individuato nella poca conoscenza da parte degli adulti di quello che i giovani ascoltano.

Segretario: Bogdan Baies
Fotografia: ANS

15 October 2010

I nostri giovani oggi

I nostri giovani in contesto
13 ottobre 2010

Il gruppo di lavoro
Luigi Bertiè
Liubomyr Gladiuk
Emanuele Palestra
Marialdo De Assis Da Cruz
Gajasinhage Silva Priyanga Srimal

Siamo 5 persone e veniamo da 4 contesti diversi

Italia
Il mondo dei giovani oggi è contrassegnato spesso da instabilità, incertezza, provvisorietà, mancanza di progettualità. Sono molti i fattori sociali e culturali che mettono a dura prova i giovani: la difficoltà di trovare lavoro e la precarietà del posto di lavoro; la crisi di tanti valori che un tempo erano pacificamente condivisi; il relativismo e il soggettivismo che aumentano la loro insicurezza; una distanza crescente dalla parrocchia (Dopo la crescima e nell’arco del tempo buon numero abbandona la vita parocchiale).

In questa situazione è cresciuto nei giovani il bisogno di avere dei punti di riferimento stabili; essi lo cercano prima di tutto nella famiglia. Poi sentono forte il bisogno di amicizia: gli amici sono un punto fermo nella loro vita. Inoltre, sono desiderosi di fare scelte forti, anche se il più delle volte sono scostanti.

Brasile
Esistono forti contrasti, grande differenze economiche. I giovani hanno una vita organizzata tra studio e lavoro. Si nota una crescita economica, che non procede di pari passo con una crescita valoriale.

Buona parte delle persone sono cristiane. Però, possiamo constatare un fenomeno molto forte che è “l’avanzata degli evangelici”, cioè la rapida crescita delle chiese evangeliche. Ci sono 5 chiese più grandi e sono divisi fra di loro.

Sri Lanka
Moltissimi giovani emigrano in cerca di lavoro per migliorare il proprio livello economico.
Esisto problemi dovuti alle differenze culturali.

Ucraina
L’ovest del paese è molto cattolico e invece nell’est c’è una presenza relativa.


Ci siamo chiesti che cosa fare?

  • Formare gli operatori pastorali, i quali devono essere persone con una intensa esperienza credente.
  • Passare da una iniziazione infantile a un ripensamento della pastorale che privilegi giovani e adulti.
  • Passare da una pastorale centrata sui sacramenti a una centrata sulla crescita della fede.
  • Le comunità cristiane devovo fare proposte alternative: un Gesù Cristo che provoca, la novità del Vangelo.
  • Favorire gli incontri personalizzati, che sappiano creare rapporti personali significativi basati su ascolto, dialogo, affetto.
  • Valorizzare e mettere la persona al centro dell’esperienza.
  • Agevolare la diffusione dei luoghi d’incontro: creare ambienti e itinerari accessibili a tutti.
  • Mantenere i contatti con i luoghi frequentati dai giovani
  • Passare da una catechesi centrata sulla dottrina a una catechesi globale ed esperienziale.
  • Far fare esperienze forti e commisurate alla maturità di fede.
  • Dare rilevanza al linguaggio simbolico e alle esperieze sensoriali
  • Passare da una visione individualistica a una prospettiva ecclesiale, dove tutta la comunità è coinvolta.
  • Realizzare una pastorale che sia ancorata al territorio.
  • Costruire relazioni con ambienti educativi.
  • Agevolare accoglienza dei tanti ritardatari.
  • Passare dalla necessità alla progettualità.
  • Partire dal “primo annuncio” e non dalle nozioni.


Segretario: Luigi Bertiè
Foto di Joanna Martín Gutiérrez

13 October 2010

I nostri giovani in ricerca di senso

«I NOSTRI GIOVANI»



1. Il nostro gruppo di lavoro e condivisione è costituito da membri provenienti da diverse realtà ed esperienze con il mondo giovanile:

Srª Fausta Palamaité, Lituania
Pe Juan Carlos, Salesiano, Colombia
Pe José Isidro, Salesiano, Colombia
Pe Aurélio Miranda, Missionario Passionista, Brasile
Pe Francisco Costa, Dehoniano, Portogallo

Srª Fausta ha lavorato con giovani credenti della parrocchia i quali sono una minoranza nell’insieme dei giovani. Le condizioni storiche, sociali e economiche favoriscono una cultura dell’incertezza, eclettica e anche esoterica. La migrazione sta formando una nuova sociologia giovanile.

Pe Juan Carlos ha lavorato con giovani della scuola (13-17 anni), di classe media. Manifestano una fiducia nell’educazione religiosa cristiana cattolica, come preparazione accurata per il futuro.

Pe Josè Isidro ha lavorato con i giovani della diocesi, religiosi e praticanti, ma soggetti a condizioni economiche e sociale bassi, che favorisce la violenza e i vizi.

Pe Aurelio Miranda, ha lavorato con giovani adolescenti italiani (12-18 anni) e le caratterizza come praticanti, umana e moralmente fragili, non preparati per la vita, in cui i vizi sono presenti.

Pe Francisco Costa ha lavorato con giovani universitari e le caratterizza come giovani in busche di risposte, inquieti e che “vivono in superficie, ma non superficialmente”.


2. Il gruppo ha provato di dare una risposta non settoriale ma integrata, cioè, considerando la realtà dei giovani in generale in rapporto con la famiglia, la vocazione, la preghiera e la partecipazione nelle attività di solidarietà. Della condivisione è venuto fuori le seguenti considerazioni o costanti generali:

  1. Quando parliamo dei giovani dobbiamo fare attenzione alla situazione particolare in cui essi vivono per capire i movimenti e le sfide che si collocano nelle loro vita e capire le pastorali più adatte.
  2. I giovani di oggi vivono in una cultura della precarietà, dell’insicurezza, dell’incertezze dell’immediatezza, della privatezza, della soggettività e dei sentimenti. La cultura giovanile tende a farsi sempre più accentuatamente con un’adolescenza interminabile e giovinezza prolungata.
  3. Questi elementi sono una sfida alla coscienza religiosa: la famiglia non è più il luogo (nemmeno l’unico) dove si bevve i valori, la preghiera è frammentata e basata sull’emozione, la vocazione è intesa nel senso orizzontale (professione, lavoro, sopravvivenza) che verticale nel senso di sequela di Cristo.
  4. Hanno difficoltà di intraprendere degli impegni a lungo, scegliendo con energia attività pontuali di solidarietà.
  5. Sono giovani in ricerca di senso, di pilastri sicuri ma a volte incapaci di andare in profondità. 


Roma, 13 Ottobre 2010
Segretario: P. Francisco Costa
Foto: Coro dei giovani a Tijuana, 11 settembre 2010, di Joe Boenzi

I nostri giovani sotto vari aspetti

I nostri giovani: quali sono?
13 ottobre 2010


Giovani: ma di quale contesto?

Contesto sociale. Tanti giovani vivono in una società dove c’è una confusione dei valori. Molte volte affrontano le difficoltà nello scegliere tra il bene e il male. Le difficoltà aumentano a causa di relativismo, consensismo, “peer pressure”, discorso di liberta personale etc. Un valore d’oggi non è più un valore domani (rispetto per gli anziani, fede in Dio, evitare i vizzi come il fumare, la droga ecc). Un “tabù” d’oggi è già qualcosa di norma per domani.

Contesto economico. Trovare i soldi è più che mai facile oggigiorno. Tanti giovani cercano la gratificazione immediata dei bisogni. Molte volte questo crea un senso d’indipendenza, libertà, e un “me né freghismo” nel confronto degli altri.

Contesto religioso. Se è vero che molti giovani abbandonano la fede quando arrivano già all’età di 18, c’è anche un bel gruppo dei giovani che va alla ricerca di un’esperienza di Dio. Questi si associano ad un gruppo e cercano di lavorare insieme e fanno tante cose insieme (ad es. il Jesus Group). Questi sono ben motivati e cercano di continuare le loro esperienze di preghiera e di condivisione. Più avanti anche nascono gli altri gruppi di persone chi non fanno necessariamente riferimento ad un Dio Cristiano o di qualche religione ma vogliono una esperienza spirituale.(Lo Voga, Zen meditazione, New Age)

Contesto etnico. Più che mai oggi c’è un bel mix delle culture e gruppi etnici. Molti giovani viaggiano a tanti paesi per motivo di studio, lavoro, tirocinio ecc e si trovano in situazioni di stare insieme, vivere insieme etc. A volte capita che i giovani di tante culture abitano sotto lo stesso tetto cercano di vivere un’esperienza di comunità.

La famiglia. Quali modelli di famiglia sono tipici tra i giovani d’oggi?

Magari in India ancora non è molto prevalente il discorso di famiglie composte. Ancora si vede un buon legame tra i genitori e i figli e i nonni. Molti giovani vivono in una famiglia ben unita e curata. Ma dobbiamo anche dire che piano piano sta prendendo avvio anche il discorso di “broken families”, le famiglie dove genitori sono separati e i figli che soffrono per causa di questo. Mamma che vive con il suo fidanzato e il papa che vive con la sua fidanzata e i figli chi non sanno dove devono andare. Genitori che non vergognano a fare questo discorso davanti ai loro figli transmettono un messaggio di normalità e tutto e permissibile.

La preghiera. Giovani cercano per preghiera sperimentale. Molti dicono “non vado in chiesa perché non riesco a capire le cose che fanno i preti”. Vogliono capire quello che loro fanno. Quindi non trovano un vero senso nella messa o altre preghiere che fanno in chiesa. Quindi vanno in ricerca di preghiera che si fa sentire, alcuni vanno dai carismatici, vari setti, etc.

La partecipazione nelle attività di solidarietà: Attirano o no? Sono facili o difficili?

Diviene abbastanza facile a fare un discorso di questo tipo ai ragazzi del nostro oratorio o le parrocchie, o almeno ragazzi chi sono portati in questi ambienti. Quando si fa un’attività con i gruppi di persone dai nostri oratori o parrocchie molti di loro partecipano con entusiasmo.

La vocazione. Tanti giovani almeno fino all’età di 30 cercano di fare l’esperienza nella vita. Magari questi discorsi vocazionali emergono dopo. Ma fino ai 30 quello che cercano in vita e proprio a fare delle esperienze. Ma e molto importante a fare questo discorso della vocazione, a educare i giovani a trovare il senso della vita già all’età di maturità. Quando manchiamo coraggio di fare proposte valide ai nostri giovani, rischiamo di perdere molti dei nostri giovani.

Contributo individuale di Lijo Vadakkan SDB
Foto di Joanna Martín Gutiérrez

I nostri giovani sotto vari aspetti

LA SPIRITUALITÀ GIOVANILE E I NOSTRI GIOVANI
13 ottobre 2010

Contributo di 
Juan Carlos Jairo Villarreal Riaño


I NOSTRI GIOVANI:

1. Ma di quale contesto?

Il contesto il quale ho a bastanza conoscenza è l'educativo Colombiano. Appartengo a una comunità religiosa con un carisma educativo, che lavora principalmente nelle città. I giovani con cui ho lavorato appartengono a un livello socioeconomico medio. Loro hanno a una accesso be sia educazione privata o pubblica, con carattere cattolico, dove i valori etici garantiscono per sè una alta qualità, per i modelli amministrativi. Di solito sono giovani che stano alla ricerca di opportunità di studio superiore nell'università. Hanno una età tra i 12 e 16 anni.

2. La famiglia: Quali son le condizioni che favoriscono la partecipazione?

I giovani Colombiani di strato medio, hanno un modello di famiglia mono nucleare in un 60 %, dove c'è la presenza dei due genitori. Tra l'altro 30 % ci sono quelli che sono figli di genitori divorziati, che abitano con uno dei due. E' a bastanza comune la permanenza con la mamma. Il 10 % sono di famiglie ricomposte.


3. La preghiera quali sono le condizioni  che favoriscono la partecipazione?

Di solito ho trovato alcune condizioni.

Giovani che trovano la esperienza religiosa a traverso del  servizio per il più bisognoso.
Giovani che attraverso l'esperienza di gruppo-comunità trovano nella preghiera, la carità e liturgia una fonte di vita.
Le donne hanno una speciale capacità di accoglienza delle esperienze che implica uscire da se e accettare a quelli che ci sono diversi.
Giovani che nella misura di potere condividere la vita approfondita, specialmente i suoi problemi, trovano il bisogno del  incontro con Dio.
Giovani che cercano risposte mature alle sue domande, davanti alla vita, la chiesa e la giustizia. Sia attraverso un conservatorio o attraverso una testimonianza.
L'ambito comunitario, come ambito di famiglia, donna le risorse incalcolabile per fare l'affidamento della fede matura.

4. La partecipazione nelle attività di solidarietà – Facile o difficile?

La pastorale giovanile Marista in Colombia ha fatto un scelta. Partire dalle necessità dei giovani, e tra loro, hanno bisogno dell'altro, del gruppo. Gli adolescenti non si capiscono isolati. Qualsiasi proposta implica passare per il dialogo, il confronto, per essere riconosciuti e attraverso de questo riconoscersi bisognosi di un totalmente altro, Dio.

Per questo motivo,  i movimenti riescono attirare i giovani nella misura che stano in sintonia con  i loro bisogni. E` specialmente difficile con quelli giovani che arrivano a 16 anni, e sono catturati da una offerta così ampia, dove la fede perde lo spazio permanenza. Quando hanno un processo che tocca lo profondo di loro è più facile accompagnarli in questa tapa, che è di transizione verso il mondo adulto,a volte troppo veloce.


5. La vocazione: Quanto è vitale la ricerca del senso nella vita, il discernimento – ma concretamente nella mentalità dei nostri giovani?

La società Colombiana soffre come tutta società della seconda modernità una grave perdita di senso, dove il peso cade soltanto sull'individuo, facendo possibile, l'egolatria o il vissuto del fracasso. La violenza e l'aggressività sono due delle uscite che molti trovano ma a sua volta impoveriscono il sonno di un mondo più umano e giusto.

Per ciò la ricerca di essere accompagnati per un adulto che possa ascoltare e accogliere le sue richieste, è una risorsa che apprezzano molto. La difficoltà radica nella capacità del adulto di accettare e capire come funziona il suo pensiero, senza giudicarlo. Il giovane Colombiano escapa di qualsiasi forma di controllo che non li permetta costruire le loro identità

Testo e foto di Juan Carlos Jairo Villarreal Riaño

I nostri giovani (Polonia)

GRUPPO DI LINGUA POLACCA
Tomasz Hawrylewicz, Łukasz Nawrat, Tomasz Łukaszuk

La condivisione è stata fatta in riguardo dei giovani in Polonia.

1. Giovani - ma di quale contesto? (contesto sociale, contesto educativo, contesto economico, contesto religioso, contesto etnico...)

Al inizio della nostra condivisione siamo resi conto che ognuno di noi ha fatto un’esperienza diversa lavorando o vivendo con i giovani della Polonia. È così perché ognuno di noi viene da un posto diverso e di una regione distinta in Polonia. Ci sono le zone del nostro paese con la tradizione più o meno forte, con diversi problemi economici e diversi pericoli educativi. In generale "i nostri giovani" o provengono dalle famiglie ricce o povere, dalle case con i problemi di lavoro oppure no. Se i genitori non lavorano, succede che è presente nella questa famiglia in maniera tropo forte l'alcool, quale crea i problemi sociali. Il contesto dei giovani di oggi anche dipende dalle scuole. Alcune di essi non prendono sul serio la cura del loro futuro. Si può osservare, che i giovani seguono l'esempio dei genitori nella prassi della fede. Tanti di loro hanno parere di "credere ma non praticare" come genitori stessi. Non ci sono problemi etnici.

2. La famiglia: quali modelli di famiglia sono tipici fra i giovani che conosciamo?

Spesso si può osservare che i genitori non hanno il tempo per suoi figli. Tante volte lavorano e non seguono che cosa succede nella vita quotidiana dei suoi figli, oppure sono presenti in modo fisico senza una relazione affetiva. Succede che affidano i propri bambini alla cura dei nonni. è interessante che si puo osservare povere famiglie quale sono molto felici e famiglie ricce quale vivono quotidiano nella tristezza e ricerca del denaro.


3. La preghiera: quali sono le condizioni che favoriscono la partecipazione? 

Se possiamo dire che giovani pregano, pensiamo che favoriscono sopra di tutto una preghiera nel gruppo adeguato alla loro età. Vogliono vedere e ascoltare l’esperienza della preghiera dei altri. Si interessano come pregare non in teoria ma facendo i prassi con gli altri. Vogliono partecipare la preghiera se è ben preparata. Favoriscono durante la preghiera la partecipazione di qualche gruppo che suona “buona” musica. Polonia si nota il fenomeno della preghiera collegata con movimenti giovanili come Teaze.

4. La partecipazione nelle attività di solidarietà - facile? o difficile? (qui si può parlare anche di movimenti, programmi, ecc.). 

È interessante che i giovani in Polonia partecipano nelle attività di solidarietà molto volentieri. Devono soltanto vedere lo scopo di questa attività in modo molto chiaro. Sono pronti di sacrificare il suo tempo libero, aiutando per gli altri. Di solito sono già programmi di volontariato ben conosciuti e accettai per il mondo giovanile. Si vede che giovani sono assisti in questa dimensione dallo stato – scuole, e la chiesa - parrocchie e movimenti giovanili. Si nota anche che ci sono i programmi quali preparano per il servizio più esigente come “volontariato missionario”.

5. La vocazione: quanto è vitale la questione vocazionale, la ricerca del senso nella vita, il discernimento - ma concretamente nella mentalità dei nostri giovani?

Purtroppo in genere abbiamo notato, che gli giovani vivono la vita senza ricerca della sua propria vocazione. Per loro sembra più importante “adesso” che “il futuro”, “avere” che “essere”. Vogliono sperimentare cose divertenti, piuttosto che impegnative. Si nota anche che vivono qualche volta una vita “virtuale” – in realtà di internet e giochi virtuali.