05 December 2010

Need to sustain and support the young

Basic models and foundational experiences
1 December 2010
African-Asian Group
Joseph Baru Uri, Sabitha Stephen
Hani Polus Yonu Al-Jameel, Hedwing Musanga Ataku


Our discussion was first centered on the question of the method of passing the Christian message to the youths.

We found out that Christian parents are the first catechists. The parents have to take up the first responsibility of Christian instruction at home. This they can by their way of life in their families. This means that they have to live exemplary Christian life in their families. This then becomes a very important base for the Christian education of their children before they receive other formal Christian instruction in the church.


We found out that the current method of instruction does not help the youths much. The question and answers method is not involving neither provoking. The Christian message needs to be passed to the youths in a way that reflects their own situations now and that makes them participate actively. The church as a body then has to look into the method of instruction that is relevant. The method must not be just the passing of doctrinal message but that of life.

Connected with the method, we discussed the personal issue, the teachers of Christian instruction (the catechist). The instructors should have some formal education in the doctrines of the church and that is important. However they should have done some things on youth ministry i.e. how to work with the youths today. They should be in touch with the situations of the youths and move from judgmental mentality to acceptance and understanding of the youths. The exemplary life style of the Christian instructors is also important. They should be sensitive to the language they use. This is because the youths are very sensitive and are prompt to misinterpretation. Be able to draw also from the scriptures for youth discussions that address some current issues of the youth, like the gospel passages that talk about being with children, eating in the house of his friends Martha and Mary, Jesus who is merciful and loving, Jesus welcoming sinners. Even the Pauline letters that about love, human weaknesses and the Grace of God in those moments of weaknesses etc.


Focusing on youth, we found out that they become very active when they are involved, when they consulted or asked their own contribution. This gives them a sense of responsibility. This would defuse in them the feeling that the church dictates on them or imposes things that they have to do and not to do. They need to be listened to even though we may not agree their points of view.

As a church, we need a certain degree of flexibility and adjust considerably in order to accommodate the youths today. For example they like active liturgy of dancing, singing, clapping hands, sand hared reflections. This means that in the celebrations of the liturgy a lot of adjustment that draws the attentions of the youths would ensure the sustenance of the youths in the church.

Also encouraging the youths to recollect themselves we found would give them the opportunity to discover more of the interior life and be able to be in touch with the reality of their environment and how to relate among their peers within the environment. In this however we realized that they need to be guided.

We concluded that as a church we can sustain the young in the church environment and thus stop them from running away. We have the capacity to evangelize them, but we need to be flexible in our approach and the way we look at the realities. We must be able to move with current.


Text by Joe Baru
Photos by Joe Boenzi (Discussion group 1 December 2010), Albert Kitungwa (Youth catechesis, Ivory Coast, 2008), Hani (Jordanian kid fest 2010). 

Due modelli: praticante e pellegrino

Modelli, esperienze fondatrici strumenti di crescita per la spiritualità giovanile
1 dicembre 2010


Gruppo di lingua italiana
Presenti:
Luigi Bertié, Pietro Tran Anh Tu
Alessio Massimi, Bogdan Ioan Baies, Rita Mazzieri

Osservazione previa. Poiché il capitolo affrontato lancia delle possibili linee per una spiritualità giovanile, si è notato che molti temi e argomenti sono già stati affrontati nei capitoli precedenti. Da qui la difficoltà a formulare delle domande diverse, originali e nuove.

Il capitolo parla di possibili sviluppi della spiritualità giovanile. Quindi di qualcosa che ha a che fare con il futuro. Interessante sarebbe vedere se esistono sperimentazioni ed esperienze per poter fare una verifica. O se non ci sono, avviarle per farne una valutazione.


Si sono osservate le molte competenze che deve avere un accompagnatore. Poiché sono veramente molte e di vario genere, ci si è chiesti se possa esistere un accompagnatore simile, un super-accompagnatore. Non è preferibile parlare di equipe, dove ognuno è formato e può contribuire con le proprie competenze? Non è preferibile una formazione d’insieme tra famiglie, educatori, insegnanti, animatori?

Inoltre, sempre per quel che riguarda il ruolo di accompagnatore si è visto come molte volte ci si sente inadeguati, sprovvisti, incapaci di fornire qualcosa. Tutto ciò non deve scoraggiare, non deve far venir meno il compito, in quanto un valido aiuto è la “lentezza”. Cioè quella capacità di attendere, di fare un percorso graduale, di fare proposte secondo il principio della “discrepanza ottimale”.

Molti autori sottolineano come nell’educazione si deve ascoltare, considerare, essere attenti, ospitali, accoglienti… due i possibili rischi in cui non cadere: essere protettivi e essere autoritari.

Il modello del pellegrino. Si è partiti dalla domanda di Alessio:

  • Carissimi ragazzi siamo ormai arrivati al termine di quest’anno formativo. Abbiamo affrontato diversi temi, ma uno solo era il nostro obiettivo, quello di crescere e condividere la nostra fede. Un autore spirituale scrive: quando hai deciso di partire alla ricerca di Dio, bisogna fare i bagagli, sellare il proprio asino e mettersi in cammino. La montagna di Dio è appena visibile in lontananza e per arrivarci bisogna camminare a lungo anche tutta la vita. Ciò che hai appreso in questi incontri adesso devi tradurlo concretamente nella vita di ogni giorno: sei consapevole che durante il cammino potresti trovare delle difficoltà? Sei pronto ad aprire il tuo cuore alla persona che ritieni sia in grado di accompagnarti in questo viaggio?

La domanda sottolinea la consapevolezza delle possibili difficoltà e l’importanza dell’accompagnatore. Un accompagnatore che aiuti, consigli, sia presente nelle difficoltà. Come dovrà essere questo accompagnatore? Un testimone! In quanto si è notato come i ragazzi si muovono, agiscono, si impegnano se hanno davanti a loro degli esempi, in carne ed ossa, dei modelli di riferimento. Sono anche capaci di ascoltare ciò che hai da dire loro, ma poi verificano il tuo vissuto, la tua coerenza tra le parole e le azioni. Altro elemento è quello di aiutarli verso modelli positivi, per una sana identificazione. Un aspetto su cui bisogna lavorare è la testimonianza dei giovani per i giovani. Cioè operare un passaggio, oggi particolarmente significativo nel primo annuncio: i giovani devono evangelizzare i giovani attraverso la testimonianza della loro fede. E qui si aprirebbe un lungo discorso sui contenuti, le modalità, i luoghi…


Entrambi i modelli, praticante e pellegrino, hanno la loro importanza. Sembra che i giovani siano particolarmente spostati sul modello del pellegrino. Quale potrebbe essere l’elemento, la realtà, il comune denominatore che mette in collegamento, che pone equilibrio tra i due modelli?

Per quel che riguarda il modello del viaggio si è visto come si tende a fare molte esperienze, e queste isolate tra di loro. Si preferisce essere viaggiatori-pellegrini (un po’ superficiali) e poco abitanti della casa. Abitare la casa significa fermarsi per riflettere e andare in profondità per poter prendere decisioni definitive. Forse anche qui è necessario proporre modelli e testimoni che con responsabilità hanno preso delle decisioni importanti nella loro vita. E riflettere su quale sia stato il cammino affrontato. Inoltre, è il caso di non proporre tante e tutte le esperienze, ma di proporne solo alcune ben centrate per l’individuo o il gruppo, precedute da una preparazione e seguite da una riflessione, che permetta di cogliere e fare propri i valori vissuti. Si ritorna all’importanza delle esperienze fondatrici.


Creare luoghi. I nostri luoghi possono trasformarsi in non-luoghi, cioè offrono dei servizi (musica, sport, divertimento…), ma poche relazioni significative, calorose, intense, profonde, rischiando di essere poco attenti all’aspetto umano-relazionale. Un piccolo gruppo che fa un cammino di fede dovrebbe offrire e creare dei legami forti, dovrebbe arrivare al cuore delle persone. Non è che si sta rischiando il “consumo dei legami”?



∞ Luigi Bertié
Foto dei giovani, a cura di Luigi; foto del gruppo di condivisione, a cura di Joe

Due siti sulla pastorale giovanile condivisi da Luigi sono: BombaCarta, un gruppo fondato dal padre gesuita Antonio Spadaro; e Giovani e Frati, un sito di pastorale giovanile e vocazionale dei cappuccini del Veneto.

Need for an integrated process

Basic models and foundational experiences
1 December 2010

English-speaking Group
Varghese, Patrick, Augustine, Srimal, Lijo, Tessa


Here are the main points made by the Indian/Sri Lankan group in our Wednesday morning discussion. They are presented here in point form.

  • Often the youngsters don’t find very many models among the adults.  So much of talk is being done, but very little of actualization in practice.  This creates a frustration in many of our youngsters. 
  • There is an increasing need to treat spirituality, not just as something for two or three days or months, but an integrated process that takes them throughout their whole life. In this journey the youth need a constant help and encouragement from the adults. They expect real witnesses much more than just the teachings and theories. This calls for a real effort from the part of the adults. 
  • The young find the traditional prayers, sacraments and rituals meaningless as these things make little of influence in their lives.  Much of it remains as an abstract idea. The role of the Catholic church in communicating the Gospel Message to the youth of today needs to be stressed. It has to evaluate and find out where they have failed in communicating the message of Christ and also it has to propose innovative ways of offering the gospel message to the youth. 
  • There is another phenomenon that is taking shape today in the form of travelling groups, which go from one place to another, carrying just a photo camera and a shoulder bag. They spend days and days on taking photos going from place to place.  Later on getting back to their own places they write their journals and make a reflection on all that they have come across during their journey.  Now, can we call it a spirituality? What is it that these youngsters looking for? 
  • What is needed today is a creative thinking. We need to keep in mind the important Christian religious identity linked to the four dimensions – communitarian, ethical, cultural and emotional. We will have to start from their daily life experiences and derive a spirituality out of these experiences and need to be convinced of the spirituality model which we are proposing to the youth.


Submitted by Sr Tessa George
Photos  by Joe Boenzi

02 December 2010

La cultura de lo momentáneo

Modelos, experiencias fundadoras instrumentos de crecimiento para la espiritualidad juvenil
1 de diciembre de 2010

Grupo de lengua española.
Ana Magallanes, César Oberto
César Quinar, Matías Bentos

Pregunta 1: (jóvenes) ¿Qué elementos de la religión católica aceptarías, con los cuales estarías de acuerdo introducir en un proyecto para tu vida?

Pregunta 2: (adultos) ¿Qué pasos se pueden dar para que nuestra religión enriquezca y llene de vida a la sociedad y no se aísle o se privatice?


Al contemplar la realidad de nuestra sociedad constatamos que las propuestas y los caminos que ofrecen las culturas actuales y la globalización difícilmente se encuentran con la propuesta cristiana. Sin embargo es tarea nuestra poder descubrir la manera de cómo hacer creíble nuestra espiritualidad cristiana, de forma que pueda enriquecer el mundo en el que vivimos.

Vemos que en la cultura actual, la cultura de lo diverso, de la “libertad”, se vive de lo pasajero, del presente, del hoy, de lo momentáneo, hoy es difícil identificar valores sólidos o que duren y permanezcan en el tiempo, todos los días es algo nuevo, se debe cambiar lo viejo por una nueva generación, una visión transitoria de la vida, pareciera un mundo nómada que va de camino donde lo fijo que trata de prevalecer es lo relativo.

Pero la cultura cristiana si tiene valores que permanecen, permanece el amor, es el “para siempre”, la eternidad, y esto no es posible vivirlo en el intimismo sino comunitariamente. Un poco la tarea del cristiano es vivir este valor y dar testimonio con la propia vida. Pero vemos que cuando se trata de transmitir estos valores, aceptando las consecuencias de la cruz que porta consigo, llenan de temor a una sociedad que no está dispuesta al sacrificio del compromiso, con el testimonio de la propia vida.

Es difícil tener mentalidad de proyecto en una sociedad que se mueve sobre la relatividad de los valores, (lo que hoy me parece, el cómo me siento hoy, lo que me provoca). Por esto la propuesta de la religión cristiana debe ser procesual, debe entrar en un proceso de itinerario de descubrir gradualmente en la vida que no todo es relativo sino que hay valores que permanecen y que constituyen la base de una vida solida.


Tal vez por esta razón para muchos jóvenes la propuesta del voluntariado es más atrayente que otras propuestas más radicales o definitiva. El voluntariado permite al joven hacer el bien, vivir el valor del servicio, amar al que en ese momento necesita de ti, y se siente bien porque ha actuado en algo concreto. Pero también le permite la posibilidad de no amarrarse a ese compromiso de servicio para siempre, porque puede decidir si continúa así o no. El joven piensa que posiblemente más adelante deba probar otras cosas y que si se compromete con algo fijo, no podrá experimentar y conocer “todo”.

Para el cristiano ese “todo” por experimentar es Dios mismo, que llena todos los espacios de la vida del hombre,  pero para llegar a aquí se debe hacer un camino, y no se puede exigir que se alcance de una vez y para siempre, con propuestas rígidas o condenatorias, debe convencerse con el testimonio y el ejemplo de quienes están convencidos, porque han encontrado ese “todo”.

Los jóvenes necesitan una referencia, de personas que dejan huellas significativas, ¿Son creíbles estos ejemplos para los jóvenes? ¿Es creíble el ejemplo del fundador de una congregación religiosa para aquellos que quieren optar por una vida religiosa?

La responsabilidad está sobre todo en los mayores, el adulto en la fe, en los que son fuertes en la fe, de proponer caminos factibles, para llegar a encontrar el sentido por el cual poder hacer una acción para toda la vida. Para optar por toda la vida el joven debe encontrar algo que sepa que lo llenará toda la vida. No son los ritos los que llenan, estos muchas veces entusiasman, pero lo que convence debe ser el ejemplo de la vida, el experimentar en la propia vida que hay una forma de vivir con autentico sentido, y que mas allá de los tiempos y de las modas este sentido permanece sin perder vigencia en la sociedad y en la propia vida.



Secretario: César Oberto
Foto: Tijuana 11 sept 2010, por Joe Boenzi

Chiesa? Che significa per i giovani?

Modelli, esperienze fondatrici e strumenti di crescita
1 dicembre 2010

Gruppo di lingua polacca
Łukasz Nawrat
Tomasz Hawrylewicz, Tomasz Łukaszuk



Condivisione sul capitolo quinto: per la spiritualità giovanile.

Commentando questo capitolo, ci si ripetono nel nostro gruppo le domande sulla preghiera in comunità. I giovani non mettono in valore la Chiesa. Dicono: “Gesù – si, Chiesa – no!” seguendo solo un stereotipo.

Quale è il senso della Chiesa? In Irlanda i ragazzi del gruppo accompagnato da Lukasz, dicevano: non partecipiamo alla liturgia in chiesa parrocchiale, però ogni giorni preghiamo.  La confessione in alcuni luoghi è sostituita di una conversazione. I giovani sono contenti di poter parlare di loro problemi. Ma spesso si perde il senso sacramentale della penitenza e dopo dimentichiamo la cosa più importante: Gesù Cristo perdona, purifica con il suo sangue dalla croce e da la vita nuova. Interessante che alcuni ragazzi si confessano e sentono questa pace caratteristica, che è solo dopo il sacramento, ma non continuano questo cammino, solo una o due volte all'anno.

I giovani nel nord di Madagascar si trovano bene nella chiesa che è viva. Se parlano della preghiera, indicano subito la chiesa, come luogo. Nella cultura malgascia tradizionale si crede in Dio Zanahary (Creatore) e si venerano gli antenati. E il culto si fa vicino nei luoghi “sacri” (sacre pietre, sacri alberi).


La domanda sul Gesù e la Torah, sulla sua obbedienza alla legge, susciterebbe la discussione nel contesto israeliano di don Tomasz H. Essere obbediente, seguire i valori è difficile, come si è detto, la domanda potrebbe iniziare la discussione nel gruppo dei giovani dell'oratorio di Bemaneviky.

Il modo interessante di rispondere ai problemi dei giovani, per esempio: che cosa pensare sulla Chiesa, sulla preghiera, troviamo sul blog di padre Pawlukiewicz, famoso cappellano universitario polacco di Varsavia.

Dopo, la discussione si è concertata sulle altre proposte spirituale e pastorale conosciute, per esempio sul www.pray-as-you-go.org, www.radioem.pl (la radio di Katowice 107,6 fm).


Segretario: Tomasz Łukaszuk
Foto: Bemaneviky (Madagascar), di Tomasz Łukaszuk; Condivisione 1 dicembre 2010, di Joe

01 December 2010

Annuncio, impegno, servizio, interiorità, preghiera, celebrazione

MODELLI, ESPERIENZE FONDATRICE E STRUMENTI DI CRESCITA PER LA SPIRITUALITÀ GIOVANILE.
1 dicembre 2010

Gruppo Portogallo/America Latina:
Aurelio Miranda. Brasile
Francisco Costa. Portogallo
José Isidro Tarazona Duarte. Colombia
Marialdo De Assis da Cruz. Brasile
Juan Carlos Villarreal R. Colombia


Il gruppo sottolineo lo interessante di questo capitolo, poi ognuno presento una breve riflessione a partire della propria realtà ed esperienze nella vita pastorale integrando  le domande per i giovani e per gl’adulti. Di seguito alcuni punti interessanti della riflessione:

I giovani d’oggi cercano sicurezze che li permetti di trovare la loro identità, però nel contesto ce una ambiente in cui no solo i giovani ma anche gl’adulti vivono un certa paura: paura degl’altri, del mondo, del loro futuro, degl’adulti e anche dei propri genitori questo influisce a chiudersi in se stessi e il suo agire, alcune volte, viene spinto della paura. Per esempio, il non dire la verità ai genitori quando vivono una esperienza che per loro è importante ma pensano che per i genitori diventa un problema, ecc. Forse noi non diamo sufficiente sicurezza e speranza ai giovani.

  • Qui viene una delle domande: che cosa, quale o chi mi mette nel mio agio e mi dona sicurezza per parlare ed essere me stesso? I giovani vogliono essere accolti così come sono o non come coloro che devono essere.
Nella prospettiva dei giovani europei tanti giovani manifestano essere cristiani ma non sanno come essere cristiani, nel mondo della scuola i giovani hanno vergogna o paura d’essere cristiani, come si vede, questo può essere uno specchio del essere cristiano nella società.

  • Allora come promuovere una fede vissuta in tutti luoghi?
Sulla nuove esperienze di spiritualità:

  • Queste esperienze possono aiutare a crescere, a maturare e dare identità ai giovani ma quali modelli sono presenti oggi e più? 
  • Bisogna accompagnare questi esperienze, fare esperienze ed accompagnare ai giovani nei gruppi perche non diventino chiusi ma che possano diventare missionari degl’altri giovani.

Siamo in una cultura che spinge a vivere sempre di più la fede, la religiosità, la spiritualità di maniera privata. Ma in un contesto dove ce la persecuzione, le difficoltà i cristiani e i giovani cristiani sono più decisi di identificarsi, di vivere e testimoniare la loro fede anche si questo diventa rischioso per la propria vita ( esempio nel medio oriente, e altri posti) cèra una replica a questa affermazione dicendo che in questi luoghi forse cè una identità umana, culturale più forte o più marcata.


È importante che nelle comunità parrocchiale sia una attenzione a dare importanza ai progetti pastorale che includano itinerari spirituale o meglio che la spiritualità sia trasversale nel agire pastorale specialmente con i giovani facendo cammino con loro essere peregrini soprattutto nel periodo più decisivo per la crescita umana, cristiana.

Nella prospettiva latinoamericana si diceva che cresce sempre di più l’abisso tra generazione e ancora di più in questo tempo de velocità dei cambiamenti di tutti tipi. Tante volte si cerca partire d’un dialogo a partire della mentalità degl’adulti, vogliamo che i giovani diventino come noi pensiamo che è giusto, facendo come noi abbiamo vissuto. In una società pluralista come fare quel dialogo tra le diversi generazione per aiutare a fare esperienze, che permettano vivere la spiritualità cristiana.

Due domande si sono messe per i giovani:

  • Quale espressione religiose, che trovi nel tuo intorno pensi che non ti permettono di identificarsi con la chiesa e la esperienza di fede? 
  • Poi per i giovani che vivono un cammino di fede come animatori degl’altri: che cosa manca alla tua comunità cristiana per accompagnare i giovani nello scoprire la spiritualità cristiana?

Abbiamo parlato della importanza del accompagnamento ai giovani ma prima di tutto di andare incontro ai giovani e accogliere cosi come sono, camminare con loro, diventare pellegrini insieme, cercando di fare esperienze insieme. Forse nel cammino della spiritualità la chiesa o meglio noi animatori o parrocchia si sottolinea solo in alcuni elementi che pensiamo che deve essere per tutti uguale e non riusciamo a fare esperienze profonda. Siamo in un mondo pluralista e dobbiamo anche tenere conto di questa chiave di interpretazione per la vita pastorale ed spirituale. Nel capitolo si metteva in luce alcune elementi: l’annuncio del messaggio, impegno e servizio, interiorità, meditazione e preghiera, liturgia e celebrazione, luoghi.

  • In questo senso viene posta la domanda cosa li offriamo ai giovani oggi? 
  • Andiamo al incontro dei giovani? 
  • Come accompagnare ai giovani nella loro vita di ricerca d’identità, spiritualità, di aspettative, di paure e di partecipazione nella vita concreta nei luoghi concreti?


∞ José Isidro
Foto: Marialdo (giovani di São Paulo); Joe (TA2160 1 dic 2010)

Buon esempio e role models

SPIRITUALITA' COME CAMMINO DI FEDE INTEGRATA: APPROCCIO GENETICO-PSICOLOGICO
24 novembre 2010

Gruppo Asia/Europa:
JINOK (PETRA) LEE, JIN WON (MARCO) CHOI
GABOR HARTAI, PETRUS DORI


★Per i GIOVANI

1. Chi sono io?
 : Prima di tutto i giovani devono sapere o conoscere di propria identità prima

2. Chi deve seguire per diventare buon adulto?
 : Perchè nel futuro più vicino i giovani anche diventa gli adulti quindi hanno bisogno di chi per seguire la vita

3.Come e dove posso trovare gli adulti di buon esempio?
 : Infatti i giovani si sentono in difficoltà per organizzare la loro vita, e hanno difficoltà nel trovare adulti come ‘Role-model’.

★Per i GENITORI
1. Come possono essere buon esempio ai miei figli?
 : I genitori devono essere lo specchio dai giovani, in altro parole i genitori sono buon esempio per i govani ma in realtà ora i genitori si sentono difficile di essere buon esempio ai suoi figli

2. Come posso aiutare di miei figli per trovare buona via per loro futuro?
 : I genitori sono buoni insegnati per suoi figli quindi loro devono far vedere o insegnare di buona via per i giovani

3. Come posso capire o divertire con nostri figli quando in crisi?
 : Il periodo della gioventù è molto complicato e delicato. Quindi, prima di tutto, i genitori hanno l’obbligo di capire meglio i loro figli.

Segretaria: Jinok
Foto: ANS 15 novembre 2010